All'Onu come ambasciatrice: la storia di Matilde Bosisio
La 18enne di Brivio è volata a New York, negli Stati Uniti

Ha superato il concorso, seguito ore e ore di lezioni ed è partita alla volta dell’America completamente sola, forte del suo entusiasmo e della sua voglia di fare, per diventare ambasciatrice Onu.
Non si è lasciata intimorire dalle difficoltà Matilde Bosisio, 18enne di Brivio, che in estate ha deciso di candidarsi al concorso per diventare ambasciatrice Onu per qualche giorno, riuscendo non solo a ottenere il ruolo, ma anche a coronare il proprio sogno di visitare New York.
All'Onu come ambasciatrice: la storia di Matilde Bosisio
«A giugno, parlando con i miei amici, ho saputo della possibilità di candidarmi al progetto dell’Onu che permette ai giovani di partecipare a delle simulazioni come ambasciatori, discutendo e lavorando su temi di rilevanza internazionale. Quando ho partecipato al concorso non l’ho detto a nessuno inizialmente perché temevo di non passarlo, invece è andato tutto bene. Per essere selezionati bisognava superare un colloquio di circa mezz’ora, tutto in inglese, esprimendo anche delle opinioni personali sui temi inclusi nell’Agenda 2030 dell’Onu. A me per esempio hanno chiesto cosa pensassi del movimento Lgbt. Oltre a valutare le competenze, in questo modo inquadrano anche la personalità e le idee del candidato per vedere se si è idonei» ha raccontato con entusiasmo Matilde.
Da ottobre a gennaio, la 18enne briviese ha dovuto seguire diverse video-lezioni per scoprire le attività e il lavoro dell’Onu, poi, a inizio febbraio, la partenza per New York.
«Ho sempre voluto visitare la Grande Mela e ci sono arrivata da sola, senza conoscere nessuno. Ci hanno lasciato qualche giorno per visitare la città, poi è iniziata la vera e propria simulazione delle attività: ci hanno divisi in Commissioni e lavoravamo negli hotel dalle 8 alle 21 per prepararci alle presentazione delle nostre idee nella sede dell’Onu. Io sono stata assegnata alla Commissione per le misure per sconfiggere il terrorismo internazionale, come ambasciatrice della Spagna. Ho dovuto studiare anche la storia del Paese, quali misure fossero già state messe in atto in passato e quali la Spagna avrebbe potuto accettare, in un’ottica di collaborazione internazionale».
Un lavoro intenso e coinvolgente, fatto di confronto continuo, negoziazione e problem solving. «Ho imparato moltissimo da quest’esperienza: non solo dovevo confrontarmi con ragazzi proveniente da tutte le parti del mondo, di cui molti più grandi di me, ma dovevo anche trovare soluzioni efficaci ai problemi e far valere le mie idee. Sicuramente mi ha permesso di sviluppare il pensiero critico, la leadership, l’abilità nel lavoro di squadra e nel trovare soluzioni creative. Rappresentavamo tutti paesi diversi, ma l’obiettivo era comune, quindi centrale era anche la negoziazione».
Dopo circa una settimana di preparazione, le diverse Commissioni si sono riunite nel palazzo dell’Onu, per presentare le proprie idee.
«L’emozione era enorme, come la responsabilità. Stavo rappresentando un paese che non era nemmeno il mio, quindi mi sentivo in dovere di fare del mio meglio e dare il tutto per tutto. E’ stata un’esperienza davvero molto stimolante e mi ha permesso anche di conoscere nuove persone. Ho fatto amicizia con ragazze provenienti dall’altra parte del mondo che sento ancora, anche se forse non ci rivedremo mai più».
Rientrata in Italia da qualche giorno, nella sua Brivio, la giovane studentessa guarda al futuro con entusiasmo ed emozione, anche se non senza qualche incertezza.
«Non so ancora cosa farò dopo la maturità - ha commentato - Ora frequento il liceo dell’Opera Sant’Alessandro di Bergamo, indirizzo liceo scientifico internazionale. E’ come un normale liceo, solo che alcune materie sono in inglese e l’ho scelto proprio per aprirmi più porte. Inizialmente il mio lavoro dei sogni era il medico, ma nel 2022, a Brivio, sono rimasta coinvolta in un grave incidente d’auto e da allora gli ospedali sono posti difficili per me. Sono orientata verso ingegneria o economia, ma ci sto ancora riflettendo. Di sicuro, però, mi sento di consigliare l’esperienza all’Onu a tutti i miei coetanei, è stata bellissima e mi ha fatto crescere molto. Anche i miei genitori, Pamela e Paolo, sono stati davvero orgogliosi e contenti per me. Lo rifarei sicuramente».


