Ci sono professioni che a un certo punto si smette di esercitare, e altre che ti rimangono dentro per sempre. Quando il primo luglio scorso la dottoressa Mariangela Perego ha ufficialmente chiuso la sua carriera di pediatra, non ha certo smesso di essere un medico. A 78 anni, dopo oltre mezzo secolo dedicato alla cura dei bambini, la pensione è soprattutto un traguardo burocratico. «Sono sempre medico, e se mi chiedono un consiglio o mi si presenta un’emergenza, certo non mi tiro indietro».
La dottoressa Mariangela Perego sfoglia l’album dei ricordi
La sua storia professionale inizia nel 1973 nella pediatria dell’ospedale di Merate, con il professor Vincenzo Saputo, «un grande maestro per tutti i giovani pediatri che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui». Era l’inizio di una vocazione duratura. Una strada percorsa passo dopo passo accanto al marito, il dottor Franco Godina, ex sindaco e figura storica di Barzanò, conosciuto nel 1967 all’interno di un gruppo missionario.

Uniti dalla spinta verso il prossimo, insieme al gruppo «La sola verità è amarsi» hanno sostenuto vari progetti in Kenya, Mali e in Congo, con diversi viaggi in Africa più volte per allestire presidi sanitari. Nel 1976 hanno fondato il primo laboratorio di analisi a Barzanò, per conciliare la professione con la crescita di quattro figli. Da quel momento i coniugi hanno lavorato sempre fianco a fianco.
Con la vendita dell’attività, i figli Paolo e Matteo decisero di investire in un progetto medico più ampio. Da quei primi quattro locali storici ha preso così forma l’attuale Cab (Centro Analisi Barzanò), una realtà che proprio quest’anno festeggia i 50 anni di storia. «Di quello che è il Cab oggi sono loro gli artefici, io ne sono semplicemente la mamma», precisa lei con grande modestia.
In cinquant’anni di visite, la dottoressa Perego ha visto crescere intere generazioni, arrivando a curare i figli dei suoi primissimi pazienti. Ha visto anche la società mutare profondamente e la medicina fare passi da gigante, ma i bambini sono sempre gli stessi. Oggi non è raro che il mal di pancia ostinato di un bambino nasconda fatiche emotive. «Le separazioni sono aumentate, i piccoli spesso subiscono situazioni pesanti. Inoltre, il mondo della scuola deve fare i conti col bullismo ed occorre sicuramente una maggiore attenzione ai risvolti psicologici – riflette – Curare significa intervenire anche sulla serenità e sulla crescita psicologica di una persona, che non è solo un corpo».
“Ho conosciuto mamme eccezionali”
Eppure, quando si volta indietro, il ricordo più nitido non riguarda un caso clinico risolto, ma la forza straordinaria delle madri davanti al dolore. Come una notte di Capodanno a Merate passata accanto a un bimbo malato di leucemia e alla sua instancabile mamma. O come un’altra madre che ogni singolo giorno portava un fiore fresco per il figlio ricoverato. «Ho conosciuto mamme eccezionali. Di fronte alle prove più dure, le donne trovano risorse inaspettate. È il ricordo più bello che mi porto dietro».
Oggi, con più tempo per sé e per i nipoti, Mariangela Perego cercherà di dare una mano nel volontariato, aiutando chi ha bisogno. Se le si chiede di lasciare un consiglio ai giovani medici, la sua ricetta è semplice: «Abbiamo bisogno di umiltà. Dobbiamo saper riconoscere che non sappiamo tutto e che abbiamo bisogno degli altri. Io devo tantissimo ai colleghi e alle infermiere, mi hanno insegnato tanto». Un invito prezioso, che chiude il cerchio di una carriera spesa per gli altri. Perché il camice si può anche appendere, ma l’umanità non va mai in pensione.