La testimonianza

Coronavirus: l'odissea per tornare a casa dei volontari di San Francesco FOTO

Giancarlo Magni, presidente del sodalizio, ci ha raccontato le difficoltà affrontate per rientrare in Italia.

Coronavirus: l'odissea per tornare a casa dei volontari di San Francesco FOTO
Altro Meratese, 19 Aprile 2020 ore 16:30

Una vera e propria odissea per i volontari dell'associazione San Francesco, che a causa del Coronavirus sono dovuti rientrare in Italia in fretta e furia e adesso non sanno quando potranno tornare in Kenya, dove il loro villaggio procede ormai in autonomia e in Burundi, dove invece c’è ancora molto da fare.

Il rientro anticipato dei volontari a causa del Coronavirus

Giancarlo Magni, presidente dell’associazione osnaghese «Amici di San Francesco» e altri quattro volontari sono rientrati da Meru, in Kenya, lo scorso 22 marzo, incontrando non poche difficoltà nel viaggio a causa delle restrizioni imposte dal Coronavirus.
«Inizialmente saremmo dovuti rientrare il 27 marzo, un mese esatto dopo il nostro arrivo in Kenya - spiega Magni - Ma vedendo quello che stava accadendo in Italia mi sono attivato per cambiare i biglietti. I problemi non sono stati pochi, perché non c’erano voli che atterrassero direttamente in Italia. La prima ipotesi era quella di arrivare a Zurigo e da lì prendere un treno, che non era però possibile prenotare. Così domenica 22 abbiamo preso un volo con Lufthansa, che da Nairobi ci ha portato a Francoforte e da lì abbiamo continuato in auto fino in Italia». Nessun controllo sanitario negli aeroporti, solo i soliti check-in con i documenti. «A Nairobi non volevano farci partire perché italiani. Ci ha salvato la prenotazione dell’auto a noleggio a Francoforte, ci hanno fatto imbarcare solo grazie a quella» prosegue Magni, sottolineando che invece l’altro gruppo di volontari che era con loro a Meru, rientrato diversi giorni prima, non ha riscontrato alcun problema. «Dopo il rientro ci siamo autodenunciati ad Ats e abbiamo iniziato il periodo di 14 giorni di quarantena, comunque stiamo tutti bene» aggiunge il presidente.

La situazione Coronavirus nel villaggio San Francesco

Non sono poche, però, le difficoltà che l’emergenza sanitaria ha rischiato di causare al villaggio. «In Kenya al momento ci sono soltanto sette casi, tutti nella zona di Nairobi. Per precauzione abbiamo voluto chiudere il villaggio e quasi tutti gli insegnanti e il personale hanno deciso di restare all’interno. Continuano così le lezioni, i canti, le preghiere, ma anche la coltivazione di verdure e l’allevamento di pesci e maiali. Il villaggio, che oggi accoglie 500 ragazzi e sostiene anche la casa di Santa Filomena che ospita 200 bambini sieropositivi, è autonomo almeno per i prossimi due mesi». A preoccupare Magni e i suoi volontari c’è però la difficoltà di tornare in Africa ad aiutare: «L’idea era partire nuovamente a inizio maggio, ma dubito che sarà possibile ritornare prima di agosto. Il villaggio San Francesco ormai è rodato, ma eravamo impegnati anche con un progetto simile in Burundi, dove stiamo anche aiutando a realizzare un acquedotto».

Ma ci sono anche storie di speranza che scaldano il cuore

Il presidente non si fa però prendere dallo sconforto e ci racconta un episodio che lo ha commosso proprio durante la sua ultima permanenza a Meru: «Nel 2008 abbiamo salvato 45 ragazzi durante la rivolta post-elezioni ad Eldored. Dodici di loro studiano all’università di Nairobi e altri quattro li ho incontrati nel villaggio: lavorano da noi. Sono laureati, ma con umiltà cucinano o si occupano degli impianti elettrici. Rivederli mi ha fatto scordare tutti i problemi e mi ha ricordato perché non vedo l’ora di poter ripartire per continuare a fare qualcosa per questi ragazzi».

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