Territori in luce

Castagne, mais e dolci di una volta: in Val Seriana si viaggia col palato, fra sapori e tradizioni

Cinque tappe, dalla bassa valle fino all’altopiano della Presolana, per scoprire il territorio attraverso il gusto dei suoi prodotti

Castagne, mais e dolci di una volta: in Val Seriana si viaggia col palato, fra sapori e tradizioni
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Quando le giornate si accorciano e l’aria si fa frizzante, la ValSeriana cambia colori ed esalta i propri sapori. I boschi si riempiono di ricci, i campi di pannocchie, le cucine di profumi che sanno di casa. È la stagione ideale per un viaggio lento, di paese in paese, alla scoperta dei prodotti che raccontano questa Valle meglio di qualunque guida.

È il viaggio proposto da “Territori in Luce”, il progetto che sino a dicembre 2026 accompagna visitatori e comunità locali alla scoperta delle tradizioni, promuovendo le sue eccellenze agroalimentari e artigianali in occasione di manifestazioni ed eventi. Partire dal gusto per arrivare alle persone e ai luoghi: ecco alcune tappe consigliate.

Pradalunga: le castagne del Misma

Si comincia tra i castagneti che salgono verso il Monte Misma, sopra Pradalunga, dove in autunno il sottobosco si copre di foglie dorate e alcuni alberi secolari fanno da guardiani. Qui cresce la Balestrera, la varietà locale che i Castanicoltori del Misma curano e valorizzano da anni, iscritta anche nel Registro Italiano delle Varietà Castanili. Arrostita, bollita o trasformata in farina, la castagna è il frutto che più di ogni altro sa di questa stagione.

Nembro: la Méasa, il dolce ritrovato

Passando da Nembro, si incontra un dolce che sembrava perduto. La Méasa è la torta rustica del paese, a base di farina di mais e farina bianca, con mele e fichi secchi: i nostri avi la preparavano nelle occasioni di festa e la cuocevano nel camino, in una teglia di rame appoggiata sul treppiede. Recuperata grazie al professor Giampiero Valoti, nell’autunno 2020 è stata rielaborata in chiave moderna, senza tradire il sapore di una volta. Oggi si può assaggiare in diversi esercizi commerciali del paese.

Vertova: i teedèi, la pasta della “gente buona”

Risalendo la valle si arriva a Vertova, dove la tavola ha il profumo della pasta fresca all’uovo tirata a mano. Si chiamano “teedèi”, e in dialetto la parola indica anche una persona cordiale e genuina: da qui lo scherzoso soprannome degli abitanti del paese, la “gente della buona pasta”. Impastare e tagliare i teedèi era un gesto collettivo, che riuniva donne e famiglie in un’occasione di lavoro e di incontro. Un sapere che la comunità continua a trasmettere, anche ai più piccoli, con dimostrazioni e assaggi nei luoghi del paese.

Gandino: il Mais Spinato

Un paesaggio che parla di mais. Il Mais Spinato di Gandino è la varietà che nel 1632 arrivò per prima in Lombardia, e ancora oggi la Comunità del Mais Spinato lo coltiva, lo racconta e lo porta in tavola. Il suo futuro in cucina è stato immaginato anche dai ragazzi delle scuole bergamasche, che con un concorso di ricette hanno reinventato il Mais Spinato e raccolto i risultati nel volume “Ricette d’autore”. La tradizione dell’autunno resta quella della raccolta: le pannocchie raccolte dal campo, scartocciate insieme e pronte per essere trasformate in prelibati prodotti dal gusto genuino.

Rovetta: il Mais Rostrato Rosso

L’ultima tappa è l’altopiano di Rovetta, ai piedi della Presolana. Qui cresce il Mais Rostrato Rosso, tutelato dal marchio De.C.O. Il nome viene dal “rostro”, la punta del chicco, che in bergamasco si chiama “rampì”, e racconta la selezione fatta dagli agricoltori bergamaschi già a inizio Novecento. Macinato a pietra, dà la farina per la polenta bergamasca e per altre preparazioni: pasta, biscotti, gallette. Una polenta fumante, con il profumo dei boschi attorno, è il modo migliore per chiudere il viaggio.

Cinque prodotti, cinque comunità e un’unica idea

Cinque prodotti, cinque comunità e un’unica idea: valorizzare un prodotto vuol dire anche difendere il lavoro, i saperi e i paesaggi che lo rendono possibile.

E dopo il viaggio a tavola, c’è un’ultima tappa che non costa nulla: lasciarsi conquistare dai colori dell’autunno. Basta infilare un paio di scarponi e imboccare uno dei tanti sentieri semplici che attraversano la valle, tra castagni dorati, prati e boschi che si dipingono di giallo, rosso e arancio. Una passeggiata lenta, per digerire i sapori appena scoperti e portarsi a casa anche gli sguardi.

Ma il viaggio non finisce qui: Territori in Luce continua fino a dicembre con tante altre iniziative dedicate all’artigianato, alle tradizioni e alle devozioni popolari della valle. Il consiglio è di seguirle tutte, un paese alla volta. Il calendario completo si trova su www.valseriana.eu, nella pagina dedicata al progetto.