Quali parole usiamo quando parliamo di disabilità e quali, invece, dovremmo imparare a cambiare? La domanda (che fa seguito ai dati raccolti in un questionario che è ancora possibile compilare velocemente e gratuitamente cliccando QUI) se la sono posta alla Casa dei Ragazzi Iama di Olgiate Molgora, struttura che il 23 ottobre, a partire dalle 15.30, ospiterà un convegno con relatori illustri proprio per discutere di un tema di grande attualità ma al tempo stesso un percorso ancora poco esplorato da operatori, ma anche insegnanti, esponenti delle istituzioni, giornalisti, ecc.
Parole e disabilità, convegno alla Casa dei Ragazzi di Olgiate
A partire da una riflessione sul linguaggio, il confronto si allargherà al tema della comunicazione e del diritto alla parola, esplorando strumenti e modalità come la Comunicazione Aumentativa Alternativa, la Lis e le tecnologie, ma anche ciò che accade quando comunicare non è semplice, quando una persona non vuole ascoltarci o quando gli strumenti tecnici non bastano a costruire una relazione.
Il convegno porterà infine l’attenzione oltre la diagnosi, sul linguaggio con cui i servizi raccontano le persone: perché dietro una diagnosi, una scala o una scheda c’è sempre una storia, fatta di relazioni, desideri, capacità e scelte.

Un’occasione per fermarsi a riflettere sulle parole che utilizziamo ogni giorno e per chiederci se siano ancora capaci di raccontare fedelmente le persone che incontriamo.
Perché curare le parole significa, prima di tutto, curare lo sguardo con cui guardiamo gli altri.
L’appuntamento è per sabato 23 ottobre, con accoglienza e welcome coffee alle 15.30; inizio lavori e saluti istituzionali da parte della presidente Elena Rolandi alle 16; introduzione da parte della moderatrice, professoressa Elena Zanfroni alle 16.15; intervento di Sara De Carli, caporedattrice di Vita alle 16.30; intervento di logopediste e psicologa della Casa dei Ragazzi Mara Colnago, Irene Redondi, Sara Pagani alle 16.50; Sarah Leveraro con gli utenti del Cse alle 17.10; intervento della professoressa Silvia Maggiolini alle 17.30; dibattito e conclusioni dalle 17.50 in avanti.
Nello specifico, nel confronto tra la dottoressa Zanfroni e la giornalista De Carli, la riflessione si svilupperà intorno al fatto che le parole non descrivono semplicemente la realtà: la costruiscono. E quindi alcune domande: perché alcune parole diventano offensive? Perché cambiano nel tempo? Perché il linguaggio inclusivo non è una questione di “politicamente corretto”, ma di precisione e rispetto?
Le professioniste della Casa dei ragazzi cureranno invece un intervento sugli strumenti che possiedono per comunicare con le persone con disabilità utili a costruire una relazione, come la Caa o le tecnologie assistive.
Con la docente della Cattolica Silvia Maggiolini, infine, ci si soffermerà sul linguaggio sociosanitario che spesso «non fotografa i veri bisogni della persona, pensando ad esempio la scala della disabilità». Ci si interroga: quando una persona entra in un servizio, viene riconosciuta per la sua diagnosi o per la sua storia? «Abbiamo scelto di ricorrere ai vecchi manoscritti della dottoressa Bencini e di Montecchio per evidenziare la ricchezza del linguaggio che veniva utilizzato all’inizio dell’operato di Casa dei Ragazzi, proprio come una relazione di vita o un diario di bordo – spiegano gli organizzatori – Da questo stimolo vorremmo sollecitare anche gli operatori e le operatrici di altri servizi sul territorio attivando un questionario».
Un gioco enigmistico per prepararsi al convegno
