Analisi

Goletta dei laghi 2026 nel Lecchese: allarme sugli scarichi

Qualità delle acque del Lario tra luci e ombre, allarme per scarichi e alghe

Goletta dei laghi 2026 nel Lecchese: allarme sugli scarichi

Cinque punti entro i limiti di legge, uno classificato come «inquinato» e tre come «fortemente inquinati». È una fotografia fatta di luci e ombre quella restituita dal monitoraggio della Goletta dei Laghi sul Lago di Como, la campagna di Legambiente dedicata alla verifica dello stato di salute dei principali bacini lacustri italiani.

Il quadro riguarda il Lario e, in particolare, i punti campionati lungo le sue sponde: nove analisi effettuate complessivamente, di cui sei in provincia di Lecco e tre in provincia di Como. Altri due siti previsti dal programma scientifico non sono invece stati analizzati perché completamente in secca a causa della scarsità d’acqua.

I risultati del monitoraggio sono stati presentati mercoledì 8 luglio 2026 all’Officina Badoni di Lecco, nel corso di un incontro che ha riunito rappresentanti di Legambiente, istituzioni locali e gestori del servizio idrico. Presenti Emilio Bianco, portavoce di Goletta dei Laghi; Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia; Christian Aletti, responsabile campagne Legambiente Lombardia; Costanza Panella, del circolo Legambiente Lario Sponda Orientale; Diletta Negri, del circolo Legambiente Lecco; Elena Arena, dell’Ufficio d’Ambito di Lecco per la gestione del Servizio Idrico Integrato.

All’incontro è intervenuta anche Alessandra Rota, assessore alla Partecipazione, Pari opportunità e Protezione civile del Comune di Lecco, che ha evidenziato il valore del lago per la città.

«Per Lecco il lago non è solo paesaggio, ma identità e storia – ha dichiarato Rota –. Prendersi cura del lago vuol dire prendersi cura del territorio e delle persone. Il Comune è impegnato su questo fronte e la Goletta dei Laghi svolge un ruolo importante. Auspico che questo lavoro condiviso sappia tradursi in azioni concrete per la tutela e la valorizzazione».

Alessandra Rota, assessore alla Partecipazione, Pari opportunità e Protezione civile del Comune di Lecco,
Alessandra Rota, assessore alla Partecipazione, Pari opportunità e Protezione civile del Comune di Lecco,

A spiegare il significato della campagna è stato Emilio Bianco, portavoce della Goletta dei Laghi, che ha ricordato come il progetto sia nato in Friuli e sia arrivato oggi alla sedicesima edizione.

«Quest’anno siamo partiti dal Friuli e abbiamo esteso il monitoraggio a diversi laghi italiani. Campioniamo la qualità delle acque in punti diversi rispetto ai controlli istituzionali, soprattutto nelle foci dei corsi d’acqua, per capire se e quali criticità ci siano e segnalarle alle autorità competenti».

Le analisi effettuate dalla Goletta dei Laghi riguardano principalmente i parametri microbiologici, con particolare attenzione alla presenza di batteri fecali e, in alcuni casi, comprendono anche verifiche chimico-fisiche.

«Non siamo in competizione con Ats o Arpa – ha precisato Bianco –. Il nostro vuole essere un contributo attraverso una fotografia scattata in un determinato momento». Nel suo intervento Bianco ha richiamato anche l’attenzione sulle pressioni che stanno modificando gli ecosistemi lacustri. «Il rapporto “Laghi sotto pressione” dimostra come il cambiamento climatico e l’azione antropica abbiano modificato un ecosistema fondamentale dal punto di vista ambientale ed economico».

Emilio Bianco, portavoce di Goletta dei Laghi e Christian Aletti, responsabile campagne Legambiente Lombardia;

Tra i fattori che incidono maggiormente sulla salute dei laghi ci sono l’urbanizzazione spinta, l’aumento della temperatura delle acque, gli eventi meteorologici estremi, il prelievo eccessivo della risorsa idrica, una rete di scarichi e reflui in alcuni contesti non adeguata e la presenza di contaminanti. «Eventi meteo estremi e una gestione della risorsa idrica non sempre adeguata provocano abbassamenti dei livelli dei laghi e arretramenti delle sponde – ha aggiunto Bianco –. Proteggere i laghi significa investire sulla resilienza dei territori, con una visione di lungo periodo».

I dati del monitoraggio sul Lario

Il programma scientifico della Goletta dei Laghi prevedeva il monitoraggio di 11 punti. Di questi, nove sono stati effettivamente campionati: sei in provincia di Lecco e tre in provincia di Como. Due punti non sono invece stati analizzati perché completamente in secca: il torrente Inganna, a Colico, e il torrente Esino, a Perledo. Entrambi avevano già evidenziato alcune criticità negli anni precedenti. La mancanza d’acqua rappresenta un dato significativo: nel Nord Italia i laghi Maggiore, di Como (Lario) e d’Iseo risultano, secondo il report di Legambiente, quelli più in sofferenza, anche perché sono laghi regolatori utilizzati in questa stagione per scopi irrigui. Il Lario è calato di oltre 22 centimetri dalla fine di giugno, raggiungendo il 5 luglio un livello di riempimento del 41%. Preoccupa anche la temperatura superficiale media dell’acqua che, secondo Copernicus, è stata di 0,64 °C superiore alla media del periodo 1995-2020.

Sul fronte dell’inquinamento, il bilancio complessivo sul Lago di Como vede cinque punti entro i limiti di legge, uno classificato come «inquinato» e tre come «fortemente inquinati».

Sul versante lecchese sono risultati entro i limiti di legge la foce del fiume Adda a Colico, la foce del torrente Meria a Mandello del Lario e la foce del Rio Varrone a Dervio. È stato classificato come «inquinato» il torrente Valle dei Mulini, alla foce di Bellano. Le criticità maggiori riguardano invece la foce del torrente Caldone, a Lecco, e quella del torrente Gallavesa, a Vercurago, entrambe giudicate «fortemente inquinate».

Rispetto agli anni precedenti emerge però anche un segnale positivo: alcuni punti che nelle passate edizioni erano risultati inquinati o fortemente inquinati sono quest’anno rientrati nei limiti di legge, indicando un miglioramento in alcune aree del Lario.

In provincia di Como è risultata fortemente inquinata la foce del torrente Cosia, nei pressi dei Giardini Volta. Sono invece risultati entro i limiti di legge la foce del torrente Breggia, a Cernobbio, e la foce del torrente Albano, a Dongo.

Scarichi anomali e allacci: l’allarme di Legambiente

Sul tema degli scarichi è intervenuta Diletta Negri, del circolo Legambiente Lecco, che ha richiamato la necessità di un maggiore impegno da parte delle amministrazioni locali e del gestore del servizio idrico. «Serve un maggiore sforzo da parte dei Comuni e di Lario Reti Holding per affrontare uno dei problemi più rilevanti del nostro lago, quello degli scarichi anomali, ossia delle acque non trattate che vengono immesse nella rete fognaria». Secondo Negri, il fenomeno è spesso riconducibile ad attività produttive che scaricano sostanze non compatibili con il sistema di depurazione. «È un problema che riguarda diversi territori. A Premana, ad esempio, il depuratore è stato più volte messo in crisi dall’immissione di metalli pesanti e sono in corso indagini per accertare eventuali responsabilità». L’attenzione si concentra anche sugli scarichi civili, con particolare riferimento al torrente Caldone. «Non possiamo più limitarci ad analizzare gli scarichi anomali senza intervenire. Il Comune di Lecco è stato tra i primi ad avviare indagini sul Caldone, ma quel percorso si è poi fermato. Chiediamo a Palazzo Bovara e agli altri Comuni del territorio di riprendere con decisione queste verifiche per uscire da una situazione di criticità ormai cronica».

Costanza Panella, del circolo Legambiente Lario Sponda Orientale e Diletta Negri, del circolo Legambiente Lecco

Per l’esponente ambientalista servono anche investimenti strutturali. «I controlli devono proseguire e servono risorse per risolvere definitivamente il problema. È inoltre indispensabile un maggiore rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa sulla gestione delle acque bianche». Un altro tema evidenziato riguarda la proliferazione delle alghe, favorita dalle elevate temperature e dal basso livello del Lago di Como. «In questo periodo assistiamo a importanti fioriture algali che si accumulano lungo le rive. Si tratta di un fenomeno che crea problemi di carattere igienico-sanitario, con il possibile sviluppo di tossine, ma che rappresenta anche una minaccia per l’ecosistema del lago, compromettendone l’equilibrio». Per questo Negri ha rilanciato l’appello già lanciato da Italo Bruseghini, chiedendo un intervento tempestivo da parte della Provincia e delle autorità competenti per contenere il fenomeno e tutelare il Lago di Como.

Ufficio d’Ambito: «Migliorata la qualità degli scarichi, resta il nodo degli allacci»

Dal potenziamento dei depuratori al controllo degli allacci alla rete fognaria. È su questi due fronti che l’Ufficio d’Ambito di Lecco, insieme al gestore Lario Reti Holding, sta concentrando il proprio lavoro per migliorare la qualità delle acque del territorio. A fare il punto è stata Elena Arena, che ha illustrato i risultati ottenuti negli ultimi anni e le criticità ancora aperte.

«Dal 2016 a oggi abbiamo razionalizzato gli impianti di depurazione con la dismissione di 16 impianti – ha spiegato – e la qualità degli scarichi è decisamente migliorata. Il problema, in molti casi, rimane però quello degli allacci, sia per le acque bianche sia per quelle nere o miste». «Su questo fronte abbiamo lavorato attraverso convenzioni con i Comuni per effettuare le ispezioni – ha proseguito Arena –. Molte amministrazioni si sono dichiarate interessate, anche perché l’Ufficio d’Ambito si fa carico del 50% dei costi delle verifiche. Tuttavia, in diversi casi, alle manifestazioni di interesse non sono poi seguite le attività sul campo».

Tra gli esempi virtuosi Arena ha citato Cremella, Pasturo, Viganò, Malgrate, Civate, Lomagna e Valgreghentino, dove le reti sono state ispezionate quasi completamente.

Elena Arena di Ato, gestione del servizio idrico integrato del Lario

Particolare attenzione è stata dedicata anche a Colico. «Le analisi sono state effettuate su circa cinque chilometri di rete – ha concluso Arena –. Sul torrente Inganna sono stati individuati 11 allacci non corretti, mentre altri 89 allacci sono tuttora in fase di verifica». Le attività di monitoraggio e controllo proseguiranno nei prossimi mesi con l’obiettivo di individuare e risolvere le situazioni irregolari, migliorando ulteriormente l’efficienza della rete fognaria e la qualità delle acque del territorio lecchese.

Il quadro regionale

Il monitoraggio complessivo condotto da Legambiente sui principali laghi lombardi – Iseo, Garda, Lario, Ceresio e Maggiore – restituisce un quadro regionale più ampio. Dei 30 punti monitorati, il 50% presenta valori oltre i limiti di legge, con 11 punti classificati come «fortemente inquinati» e quattro come «inquinati». Gli altri 15 campionamenti sono risultati entro i limiti.

«Anche quest’anno le criticità costituiscono la metà dei campionamenti effettuati in Lombardia – ha commentato Barbara Meggetto –. Dobbiamo capire cosa manca per recuperare i livelli di contaminazione ancora sopra i limiti di legge, sviluppando un ciclo integrato delle acque all’altezza di una transizione ecologica di cui c’è davvero bisogno, specie in territori fragili come quelli visitati da Goletta dei Laghi».