Una chiesa gremita, il coro parrocchiale, i bambini e i ragazzi dell’oratorio nelle prime file, gli Alpini, i familiari, i cinque sindaci dei Comuni che hanno segnato il suo ministero – Missaglia, Canzo, Robbiate, Olginate e Novate Brianza – e tantissimi fedeli. È stata una grande festa di comunità quella vissuta domenica 28 giugno 2026 alla chiesa Madonna della Pace, dove don Eugenio Folcio ha celebrato il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, culmine di quattro giorni di iniziative dedicate a questo importante traguardo.
L’omelia del vescovo e le tre parole del ministero
A presiedere la solenne celebrazione eucaristica è stato il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, che ha ripercorso il cammino sacerdotale del festeggiati attraverso tre parole: promessa, fede e sequela. “È meglio avere una persona che riscalda i cuori piuttosto che una che congela gli animi”, ha detto l’alto prelato, indicando proprio in questa capacità di coinvolgere e creare relazioni una delle qualità che hanno accompagnato il parroco nei suoi sessant’anni di ministero. La promessa, ha spiegato, è quella che mette in cammino il sacerdote; la fede è la forza di ricominciare ogni volta, anche cambiando comunità; la sequela è la scelta quotidiana di seguire Cristo con entusiasmo e sacrificio. “È ancora capace di trasmettere l’entusiasmo della prima volta. Non bisogna mai perderlo”, ha concluso l’officiante.
La gratitudine del sacerdote e il ricordo della prima Messa
L’affetto della comunità si è respirato per tutta la celebrazione. Gli sguardi dei più piccoli e l’attenzione dei fedeli hanno restituito il ritratto di un religioso che ha lasciato un segno profondo ovunque abbia operato. Visibilmente emozionato, don Eugenio ha voluto innanzitutto pronunciare una sola parola: “Grazie”. “Un ringraziamento rivolto alle comunità di Canzo, Olginate, Robbiate, Missaglia e Novate, dove ho sempre trovato persone favolose, persone che mi hanno aiutato”. Ricordando la sua prima Messa, l’anziano prete ha mostrato con emozione il calice utilizzato allora, restaurato e indorato proprio per questa ricorrenza. “Quando si arriva sulla montagna ci si guarda indietro e si pensa: “Ma io ho fatto tutta quella strada?”. Poi ti accorgi che c’era qualche mano che ti sosteneva, qualche guida che ti indicava la strada”.
Il legame con i missionari e la festa in oratorio
Tra i ringraziamenti più sentiti, quello rivolto al vescovo: “Io lo chiamo ancora don Franco”, ha scherzato l’ottantenne, ricordando gli anni condivisi insieme “tra sudore, lacrime, gioie e speranze”. Un pensiero speciale è andato anche a padre Gianluca, arrivato dalla Cambogia per essere presente alla celebrazione: “Il mio cuore è lì, in Cambogia, in Bangladesh, in Perù, perché dobbiamo aprirci a questi mondi”, ha detto il sacerdote, richiamando l’importanza di guardare oltre i propri confini con spirito missionario. Al termine della celebrazione, un lungo e caloroso applauso ha abbracciato il parroco, prima del buffet condiviso in oratorio e del pomeriggio di festa. Una giornata che Novate Brianza difficilmente dimenticherà, nel segno della riconoscenza verso una guida che, sessant’anni dopo quel primo “sì”, continua a trasmettere lo stesso entusiasmo degli inizi.