L'intervento

Festa della Repubblica, la riflessione: “Dov’è finita la politica?”

Di Lino Guglielmo di Cernusco Lombardone

Festa della Repubblica, la riflessione: “Dov’è finita la politica?”

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Lino Guglielmo, candidato alle ultime elezioni a Cernusco Lombardone con Un Passo Avanti Insieme, sulla Festa della Repubblica.

 

Ottant’anni di Repubblica: dalla politica delle visioni al vuoto della politica
Le celebrazioni degli ottant’anni della Repubblica italiana impongono una riflessione che vada oltre la memoria istituzionale. Questo anniversario offre l’occasione per interrogarsi sui traguardi raggiunti dal Paese e sulla qualità della politica e delle classi dirigenti che hanno guidato tali trasformazioni.
Dalla ricostruzione del dopoguerra al miracolo economico, dall’espansione dei diritti sociali e civili fino alle sfide della globalizzazione, l’Italia ha vissuto stagioni di profondo cambiamento che hanno lasciato un’impronta duratura nella società e nelle istituzioni.
I partiti che hanno governato il Paese fino alla fine degli anni Ottanta dimostrarono cosa significasse governare con una visione strategica al servizio dello Stato. Contribuirono alla costruzione dello Stato sociale, all’affermazione dei diritti civili e sociali, all’approvazione dello Statuto dei lavoratori, al consolidamento della sanità pubblica e dell’istruzione, ai programmi di edilizia residenziale e a riforme fondamentali come il divorzio. Parallelamente guidarono una modernizzazione economica che portò l’Italia a diventare una delle principali potenze industriali del mondo.
Emblematico fu il governo di centrosinistra a guida socialista del periodo 1983-1987, il più longevo della Repubblica fino ad allora. Fu una stagione caratterizzata da stabilità politica e da una politica estera condotta con orgoglio nazionale, di cui la vicenda di Sigonella resta il simbolo di una sovranità non negoziata e della piena consapevolezza di cosa significasse essere uno Stato.
In quegli anni l’Italia assunse anche decisioni strategiche sul piano della sicurezza internazionale, come l’installazione dei missili Cruise a Comiso nell’ambito della risposta della NATO alla minaccia sovietica. Scelte che testimoniano la capacità della classe dirigente di affrontare questioni geopolitiche complesse con senso di responsabilità e una chiara visione degli equilibri internazionali.
Le decisioni erano il risultato di confronto, mediazione e cultura di governo, sostenute da classi dirigenti portatrici di valori in sintonia con le esigenze della popolazione. Un patrimonio che, con la fine della Prima Repubblica, senza avere una chiara idea di come costruirne un’altra al suo posto,si è progressivamente disperso.
Guardare al percorso compiuto dall’Italia significa confrontare il passato con il presente e valutare quanto di quella cultura di governo sia stato preservato.
Oggi il vuoto appare evidente: una classe politica che spesso naviga a vista, confondendo i proclami con il governo, il consenso momentaneo con la direzione strategica e la gestione dell’emergenza con la costruzione del futuro.
Colpisce la distanza tra le sfide che il momento storico impone di affrontare ,— con visione, capacità di lettura geopolitica e senso delle istituzioni, e la statura di chi oggi governa e, viene spontaneo chiedersi dove sia finita la Politica con la “P” maiuscola.
Anche le categorie tradizionali di destra e sinistra appaiono sempre meno sufficienti a interpretare la complessità del presente. La vera distinzione è tra chi sa elaborare una visione strategica per il Paese e chi si limita a inseguire il consenso del momento.
In questo contesto, gli sforzi di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra per costruire una coalizione credibile rappresentano il tentativo di dare forma a un’area progressista più ampia e strutturata.
Non si tratta di riproporre formule del passato, ma di recuperare quella cultura di governo che ha consentito all’Italia di affrontare le grandi trasformazioni del dopoguerra, adattandola alle sfide contemporanee.
In questa prospettiva riconosco elementi che richiamano la politica degli anni Settanta e Ottanta, soprattutto alla luce della trasformazione impressa da Giuseppe Conte al Movimento 5 Stelle. Si possono cogliere alcune analogie con il Partito Socialista Italiano autonomista di Nenniana memoria: una forza capace di coniugare istanze popolari e responsabilità di governo, muovendosi nell’area della sinistra senza aderire a rigidità ideologiche.
In una fase segnata da profondi cambiamenti economici, sociali e geopolitici, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, pur preservando le rispettive identità, dovrebbero proseguire nel percorso di costruzione di un progetto comune ispirato ai valori di un centrosinistra progressista, liberale e popolare, recuperando il meglio della cultura di governo che ha caratterizzato alcune delle stagioni più significative della Repubblica: la capacità di governare con visione, costruire consenso attorno a progetti di lungo periodo e coniugare sviluppo, giustizia sociale e interesse nazionale.
Questa riflessione riguarda anche le realtà locali, dove spesso si avverte la stessa difficoltà nel costruire una prospettiva di lungo periodo. Il dibattito pubblico si riduce frequentemente alla gestione dell’ordinario e alla ricerca del consenso immediato, mentre diventano più rare la programmazione dello sviluppo e la capacità di coinvolgere i cittadini in progetti condivisi.
Eppure proprio nei comuni dovrebbe emergere il valore della buona politica: quella che ascolta, pianifica, si assume responsabilità e crea opportunità per le nuove generazioni. Per lungo tempo le amministrazioni locali hanno rappresentato una vera palestra di formazione delle classi dirigenti e laboratori di partecipazione democratica.
Se la Repubblica è nata e cresciuta grazie a una diffusa cultura delle istituzioni, il suo futuro dipende anche dalla capacità dei territori di recuperare quello stesso spirito di servizio e quella stessa visione. Per questo è fondamentale che le nuove generazioni tornino a guardare alla politica come a uno strumento concreto per migliorare la propria comunità. Il futuro delle nostre comunità e della stessa democrazia dipenderà anche dalla loro volontà di partecipare e di assumersi responsabilità al servizio del bene comune.
L.G.