Elaborato

I ragazzi della classe 2^BL del liceo Agnesi riflettono sul tema delle mafie

Gli studenti meratesi, guidati dalla professoressa Lara D’Onofrio, hanno ufficialmente preso parte al prestigioso concorso indetto nel territorio lecchese e dedicato alla memoria di Paolo Cereda.

I ragazzi della classe 2^BL del liceo Agnesi riflettono sul tema delle mafie

Gli studenti della classe 2^BL del Liceo Gaetana Agnesi, guidati dalla professoressa Lara D’Onofrio, hanno ufficialmente preso parte al prestigioso concorso indetto nel territorio lecchese e dedicato alla memoria di Paolo Cereda. Il premio, che vede in palio la somma di mille euro per la classe vincitrice, quest’anno si concentra sul profondo e cruciale legame tra mafia e giornalismo. Il progetto ha preso il via con la visione del film «I cento passi», la celebre pellicola che narra la storia e il sacrificio di Peppino Impastato. L’opera cinematografica è stata il motore di un intenso percorso di riflessione: sotto la guida della docente, i ragazzi hanno dato vita a un dibattito critico e approfondito, sviscerando i concetti di mafia, legalità e criminalità organizzata. Il frutto di questo percorso collettivo è un elaborato multimediale e creativo che unisce l’analisi storica alla sensibilità civica degli studenti e che abbiamo voluto condividere e valorizzare, pubblicandolo integralmente 

La mafia – Il volto invisibile del crimine organizzato

Che cos’è?

Capire la mafia può sembrare complesso e spiegarlo altrettanto. Anche per gli adulti, nonostante gli studi, potrebbe sembrare difficoltoso dare una definizione precisa alla mafia. La mafia è un’organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria e Campania sviluppata poi anche nel Nord Italia, in Europa e nel mondo. L’interesse dei mafiosi ricade sul potere economico, ovvero le entrate generate dal traffico di armi, di uomini e di droga. I mafiosi corrompono i politici per ottenere favori in cambio di voti e protezione. Nel tessuto locale, la mafia si impone con il «pizzo»: un’estorsione forzata che viene mascherata da «tassa per la protezione», ma che serve in realtà a ribadire il controllo del territorio. La mafia cambia nome in base alla regione di appartenenza: in Sicilia è Cosa Nostra, in Campania è la Camorra, in Puglia è la Sacra Corona Unita e in Calabria è la ‘Ndrangheta

Le sue origini

Le origini della mafia risalgono ai primi decenni dell’Ottocento, ma è con l’Unità d’Italia (1861) che il fenomeno emerge in tutta la sua gravità. Nasce in Sicilia, favorita dal vuoto di potere dello Stato e dalla violenza dei «gabellotti», coloro che gestivano i terreni dei latifondisti ed erano legittimati ad esercitarne tutti i diritti e, con il tempo, rafforzavano la loro posizione. Nel primo ‘900 si sviluppa come organizzazione criminale, infiltrandosi nell’economia e stabilendo legami con la politica locale, in particolare nell’area di Palermo e nella zona della “Conca d’oro”, molto ricca per la produzione e l’esportazione di agrumi. Tra gli anni ’50 e ’80 il fenomeno si sposta dalle campagne alle città, sfruttando il boom edilizio e diventa un potente attore nel traffico internazionale di stupefacenti.
Tra gli anni ’70 e ’80, sotto la guida della famiglia dei Corleonesi e in particolare di Totò Riina Cosa Nostra scatena una violenta aggressione nei confronti dello Stato uccidendo magistrati, politici e Forze dell’ordine un esempio è: Carlo Alberto Dalla Chiesa. Le stragi del 1992, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (19 luglio 1992), hanno segnato un punto di svolta, portando lo Stato a rispondere con maxiprocessi, sequestri e speculazioni.
Oggi la mafia attraversa una fase di profonda evoluzione, caratterizzata dalla cosiddetta «strategia della sommersione». Per evitare lo scontro frontale con lo Stato e il conseguente allarme sociale, le organizzazioni hanno ridotto drasticamente le azioni violente, diventando quasi invisibili.
Questa «mafia imprenditrice» non agisce più solo attraverso il controllo militare, ma si infiltra nell’economia legale e nei circuiti finanziari globali. Attraverso la corruzione e il riciclaggio di denaro sporco, i clan inquinano mercati puliti, acquisendo aziende in crisi, partecipando ad appalti pubblici e stabilendo legami con professionisti e colletti bianchi. Il potere mafioso si è spostato dalla forza delle armi alla forza del capitale, rendendo il fenomeno una minaccia silenziosa ma ancora più pervasiva per la democrazia e la libera concorrenza.

Cosa Nostra

Cosa Nostra, comunemente conosciuta come Mafia siciliana, è nata nel XIX secolo in Sicilia. Le sue radici affondano nelle realtà agricole dell’epoca, dove i grandi proprietari terrieri affidavano la gestione delle loro terre a «gabellotti», che esercitavano il controllo attraverso intimidazioni e violenza. Cosa Nostra è coinvolta in una vasta gamma di attività criminali, tra cui: estorsione, traffico di droga e corruzione.
L’organizzazione ha storicamente mantenuto legami con la politica, influenzando le elezioni e le decisioni governative attraverso il voto di scambio e la corruzione. Negli ultimi anni, ha affrontato una crescente pressione da parte delle forze dell’ordine, con numerosi arresti di capi mafiosi e collaboratori di giustizia che hanno rivelato dettagli sulle operazioni interne dell’organizzazione.
La lotta contro Cosa Nostra continua, con sforzi costanti da parte dello Stato per boicottarne le operazioni e ridurne l’influenza.

Camorra

La Camorra è un’organizzazione criminale nata nel XIX secolo a Napoli, è nota per le sue attività illecite e la sua struttura a «clan». Essa ha radici storiche profonde e un forte impatto sulla società e sull’economia locale.
La Camorra è composta da numerosi clan, ognuno dei quali opera in specifiche aree geografiche. Questi possono variare notevolmente in termini di potere, influenza e modalità operative. Essa non presenta una gerarchia rigida e questo la rende particolarmente flessibile e adattabile.
Le principali attività della Camorra includono il traffico di droga, estorsioni, infiltrazioni negli apparati pubblici. La Camorra inoltre ha una forte influenza sulla vita sociale ed economica della Campania. Spesso si infiltra nella politica locale, creando alleanze con figure politiche per garantire la propria impunità. Questo ha reso difficile combattere la criminalità organizzata nella regione.

‘Ndrangheta

La ‘Ndrangheta è un’organizzazione criminale mafiosa calabrese, è l’unica mafia italiana presente in tutti e cinque i continenti, con circa 400 bande attive in 42 nazioni e un giro d’affari stimato di 150 miliardi di euro a livello globale. E’ nata nella seconda metà del XIX secolo ed era nota come picciotteria, perché era formata da pastori e contadini che acquisivano potere attraverso pratiche come l’abigeato: il furto di animali, e la protezione dei propri interessi nelle campagne.
Poi nel tempo si è evoluta in un’organizzazione criminale più strutturata. ‘Ndrangheta è composta da «’ndrine», famiglie mafiose legate da vincoli di sangue. Al vertice dell’organizzazione c’è il Capo crimine, che coordina le attività tra le varie famiglie.
L’ingresso nell’organizzazione avviene tramite un rito di iniziazione noto come «Battesimo a cerchio formato».
Le principali attività della ‘Ndrangheta includono il narcotraffico internazionale, l’estorsione, l’usura, il traffico di armi, l’infiltrazione negli apparati pubblici, il condizionamento politico e lo smaltimento illecito di rifiuti tossici e radioattivi.

Sacra Corona Unita

La Sacra Corona Unita, o quarta mafia, è un insieme di clan mafiosi e consorterie criminali radicato in Puglia. È l’ultima associazione di stampo mafioso sorta in Italia. Nasce all’interno del carcere di Trani, dove il suo fondatore, Giuseppe Rogoli, sta scontando tre condanne all’ergastolo. La Sacra corona unita è coinvolta nel traffico di migranti, racket della prostituzione, contrabbando di armi e sigarette.
Negli anni Novanta la Sacra corona unita compie un salto di qualità e accresce la propria potenza anche oltre i confini regionali.
Attualmente mantiene una struttura frammentata di tipo clanico, simile alla Camorra, che la rende flessibile e dotata di forti capacità di adattamento alle trasformazioni. Negli ultimi anni, attraverso l’usura e il racket delle estorsioni, sta cercando referenti nel gioco d’azzardo e nella gestione delle gare di assegnazione di appalti pubblici.
Di recente è emerso come essa stia cercando di infiltrarsi nel mondo calcistico attraverso la sponsorizzazione delle squadre locali e il fenomeno del cosiddetto calcio-scommesse. Ha anche stretto legami con le organizzazioni mafiose serbo-montenegrine, kosovare, albanesi e turche per la gestione del traffico di stupefacenti e funge da intermediario tra queste ultime e le mafie locali italiane.

«Non ci possono togliere anche l’aria» – Peppino Impastato

Cinisi, 9 maggio 1978. Questo è il giorno della morte di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, come tanti.
Impastato, di nome Giuseppe, nasce a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio del 1948.
Nasce in una famiglia mafiosa, e a segnare la sua infanzia fu la morte dello zio Cesare Manzella, a seguito della quale si avvicina al pittore comunista Stefano Venuti. Quest’ultimo divenne per lui come un secondo padre, e grazie alla sua conoscenza si allontanò dalle idee profondamente radicate nella sua famiglia.
Fu cacciato di casa dal padre quando era ancora un ragazzo e nel 1965 fonda il piccolo giornale «L’idea socialista». Inizia ad aderire a gruppi di Nuova Sinistra, e conduce lotte contro la costruzione della terza pista dell’aeroporto, proteggendo i contadini che furono privati delle loro terre per il progetto.
Nel 1977 viene fondato il progetto che segnò la svolta nella sua vita, «Radio Aut», tramite la quale denuncia le attività dei mafiosi nelle località di Cinisi e Terrasini, arrivando a sbeffeggiarli con il programma satirico «Onda pazza». Per principio non si trasmettevano pubblicità e si faceva ascoltare solo un certo tipo di musica, in linea con il tema della trasmissione. Il nome «Aut» nasce dalla volontà di crearne uno strumento libero da influenze politiche o economiche esterne, per richiamare l’Autonomia operaia.
In quello stesso anno morì il padre di Peppino, in un incidente stradale, che in realtà in seguito si rivelò essere di natura mafiosa.
Durante un viaggio a New York, Luigi Impastato dichiarò che prima di uccidere il figlio, che continuava la sua lotta contro la mafia, avrebbero dovuto uccidere lui, e così è successo.
Peppino fu ucciso durante la sua campagna elettorale, lo stesso giorno in cui fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro, notizia che si sovrappone a quella della morte di Impastato. Inizialmente le Forze dell’ordine pensarono ad un suicidio, ipotesi sostenuta da una lettera ritrovata a casa della vittima in cui dichiarava la sua volontà di lasciare la politica e la vita. In realtà nessuno tra i cari di Peppino credeva a questa possibilità, e lentamente iniziarono ad essere esposti manifesti, perfino a Palermo, in cui si dichiarava apertamente che il suo omicidio fosse accaduto a causa della mafia.
Al funerale partecipano migliaia di persone che abitavano nelle vicinanze. L’11 maggio si tenne il comizio di chiusura della campagna elettorale, durante il quale Umberto Santino sostenne che Badalamenti, mafioso di Cinisi, fosse il responsabile dell’omicidio di Impastato. Raccolti i resti del corpo e le pietre macchiate di sangue, il 16 maggio la madre e il fratello di Peppino indicano alla Procura Badalamenti come mandante ufficiale dell’omicidio. A seguito di una lunga lotta, la morte di Giuseppe venne dichiarata di matrice mafiosa, e venne per questo aperta l’inchiesta. Inoltre, collegando la morte di Luigi Impastato avvenuta poco dopo le sue dichiarazioni condivise con alcuni parenti, il tribunale di Palermo decise di inviare una comunicazione giudiziaria al sospettato mandante, intanto condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York. Siamo nel gennaio del 1988. A seguito di una lunga lotta condotta dalla madre e dal fratello di Peppino per contrastare la chiusura del caso, avvenuta nel 1992, questo viene ufficialmente riaperto nel giugno del 1996, e nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura nei confronti di Badalamenti, il quale viene condannato all’ergastolo l’11 aprile del 2002, mentre il suo vice Vito Palazzolo fu condannato a 30 anni di reclusione il 5 marzo del 2001. Intanto nel settembre del 2000 uscì in tutte le sale dei cinema italiani il film «I cento passi», che rese noto Impastato a tutto il grande pubblico.
La storia di Peppino può essere, e deve essere, d’ispirazione per tutti, in quanto ci ricorda che parlare e far sentire la propria voce è necessario per il bene comune, nonostante possa portare a doversi sacrificare.

«La mafia è una montagna di merda» – «Peppino» Impastato

Lo strano incidente stradale di Luigi Impastato

Nella sua biografia, scritta grazie all’aiuto di Umberto Santino, sociologo, scrittore e attivista antimafia, e sua moglie, pubblicata nel 1986, Felicia Impastato rivelò un episodio che si sarebbe dimostrato decisivo: dopo un incontro con Badalamenti in seguito a un volantino molto duro di Peppino, il marito Luigi, in viaggio negli USA, avrebbe detto a un parente: «Prima di uccidere Peppino devono uccidere me». Nel settembre 1977 Luigi rimase vittima di un incidente stradale, che con il senno di poi avanzò il dubbio se si fosse trattato o meno di omicidio.

Critica del film «I cento passi»

«Bisogna che ognuno di noi ritorni al lavoro che ha sempre fatto, cioè informare, dire la verità. E la verità bisogna dirla anche sulle proprie insufficienze, sui propri limiti». Queste sono le parole che Peppino Impastato ha pronunciato un giorno in diretta radiofonica e che ci hanno colpito.
«I 100 Passi», uscito nella tarda estate del 2000, è stato girato da Marco Tullio Giordana. Nel cast troviamo Luigi Lo Cascio, il quale interpreta, nel ruolo di protagonista, Peppino Impastato. Come co-protagonista abbiamo Tony Sperandeo, nei panni di Gaetano Badalamenti.
Complessivamente la nostra opinione sul film è positiva. A nostro parere, gli attori si sono impegnati e sono riusciti a mettere sempre molta enfasi nella loro interpretazione. Per molti di noi, a volte seguire si è rivelato complicato a causa del dialetto siciliano, che non tutti conosciamo. Inoltre, abbiamo notato che gli attori che interpretavano i parenti americani forzano un po’ troppo il loro accento.
È stato seguito un filo logico-cronologico in maniera dettagliata. Ci è piaciuto particolarmente il finale con la manifestazione contro il sistema mafioso al funerale di Peppino Impastato. A volte, secondo noi, il ruolo dei personaggi non è ben chiarito. Inoltre, consideriamo il titolo del film molto efficace.
Siamo rimasti colpiti dal ruolo che ha Felicia Impastato nella storia: da sottoposta all’autorità del marito si è rivelata poi essere una grandissima alleata di Peppino. Inoltre, la scena in cui la polizia scopre il cadavere di Peppino, ma decide fermamente di non indagare, dimostra come la polizia del tempo fosse corrotta dalla mafia.
Abbiamo notato che il film ha anche molto successo nelle scuole italiane, nelle quali si cerca di consapevolizzare i giovani per denunciare i comportamenti mafiosi.

Commento finale da parte di un alunno della classe 2^BL del liceo Agnesi di Merate

«Questo progetto oltre ad avermi aiutato ad apprendere più approfonditamente alcuni argomenti sui quali avevo alcune lacune conoscitive, mi ha aiutato a capire che le lezioni a scuola sulla mafia, indipendentemente dal momento all’interno del percorso scolastico in cui sono state fatte, hanno lasciato una forte impressione sugli studenti e la maggior parte sembra avere a cuore la lotta contro la mafia e l’ingiustizia. Vedere quanto le persone vicine a me di età sapessero su questo argomento mi ha commosso e mi ha fatto capire che il futuro del paese è più che nelle mani giuste».

Elaborato a cura di Alissa, Ambra, Ariel, Aron, Camilla, Cecilia, Darla, Diego, Elena, Firdaws, Giulia, Isabelle, Loredana, Martina C., Martina P., Matilde, Rebecca, Sofia C., Sofia F., Valeria e Viola (classe 2^BL)