In sala consiliare, sotto lo stemma del Comune, dove campeggia «Briva», parola di origine gallica che significa ponte, nella sera di domenica 19 aprile 2026, si è svolta l’assemblea pubblica sul futuro del ponte. Ad aprire l’incontro a Brivio è stato il sindaco Federico Airoldi e il punto politico principale è emerso subito: il rapporto con Anas è ai minimi storici.
Ponte di Brivio, Comune spazientito con Anas
«L’obiettivo della serata è fornire una comunicazione trasparente, dato che l’informazione dal soggetto incaricato di eseguire l’opera è stata totalmente carente», ha affermato Airoldi spiegando che il progetto ricevuto è «strettamente di natura strutturale» e che sulle alternative «non c’è traccia di documentazione ai nostri atti, nonostante le numerose richieste inviate».

Il quadro tecnico non lascia spazio a rinvii. «Abbiamo superato il concetto di vita utile del ponte – ha sottolineato – Se passiamo sotto le arcate lo vediamo: i copriferri sono distaccati e le armature deteriorate. Se non interveniamo subito il rischio è come quello di Paderno: saremmo obbligati a chiudere per emergenza».
L’intervento da 14 milioni durerà circa 15 mesi con cantieri aperti 24 ore su 24. «Per il nostro Comune è una cifra enorme, pari a tre volte il bilancio – ha aggiunto esprimendo dubbi anche sull’impatto estetico – I tiranti in acciaio voluti bianchi dalla Sovrintendenza? In otto mesi, tra smog e intemperie, saranno neri. Non mi soddisfa assolutamente».
Tra i nodi principali, la gestione del cantiere. Il geometra Marco Manzoni, a capo dell’Ufficio Tecnico del Comune, ha spiegato che «l’impresa ha chiesto l’autorizzazione per i lavori in notturna», in un contesto delicato.
«La Valle dell’Adda è sensibile, in passato abbiamo avuto esposti acustici per molto meno – ha spiegato – L’autorizzazione verrà rilasciata solo dopo il parere di Arpa e con monitoraggio costante. Già nei primi saggi notturni i residenti hanno segnalato disturbi: una notte si tollera, quindici mesi è un’altra cosa». Manzoni ha chiarito perché non esistano alternative alla chiusura totale: «La nuova struttura lavorerà a contrazione. La rimozione dei vecchi cavi fa sì che sul ponte, oltre ai mezzi d’opera, nessuno possa transitare per motivi di sicurezza».
Più che risposte, l’assemblea ha fatto emergere tutte le incognite ancora aperte e persino nuovi dubbi. Orietta Mauri della minoranza ha evidenziato: «Una delle criticità, oltre a quelle strutturali, è la logistica per famiglie e luoghi di lavoro. Ci sono situazioni di dimissioni da parte di alcuni dipendenti, scelte autonome ma subite proprio per questa situazione». Da qui la richiesta: «Cosa si può fare concretamente per attività e imprese? Quali strumenti di sostegno sono previsti?».
Domande rimaste senza una risposta definitiva: l’Amministrazione si è detta disponibile ad accogliere le istanze, senza però indicare modalità e strumenti precisi.

Il consigliere Claudio Saldarini ha allargato lo sguardo: «Questa situazione evidenzia una criticità diffusa su tutto il territorio». E ha insistito sulla necessità di «una strategia complessiva: non è solo Brivio, ma un sistema infrastrutturale fragile».
Da qui la richiesta di «risposte concrete dagli organi superiori», criticando una gestione «calata dall’alto».
In questo quadro si inserisce anche il nodo della passerella ciclopedonale. La motivazione fornita da Anas resta tecnica: non sarebbe compatibile con la struttura esistente. Una spiegazione che non convince molti cittadini, e che Saldarini ha contestato apertamente: «E’ sconcertante che non sia prevista una passerella integrata e si debbano ipotizzare altri 8 milioni di euro».
Il tema dei mancati riscontri resta il filo rosso. «Se vi facessi leggere quante pec ho mandato ad Anas e quante risposte ho avuto…» ha osservato Airoldi. Dalla sala reazioni tra sarcasmo e amarezza: «Ma ad Anas c’è qualcuno?» e «Oggi ho solo capito che loro non rispondono mai».
La seduta si è chiusa con l’impegno di aggiornare i cittadini ogni due mesi. Fuori dalla sala, però, la sensazione non era quella di un quadro più chiaro, ma ancora pieno di incognite, forse più di prima. E sotto quello stemma con il ponte, la domanda rimane evidente: come si è arrivati a un intervento così decisivo senza avere ancora tutte le risposte?