Amianto in Lombardia: mappature, obblighi e bonifiche

Amianto in Lombardia: mappature, obblighi e bonifiche

L’amianto rappresenta ancora oggi una delle principali sfide ambientali e sanitarie in Lombardia. Nonostante siano trascorsi oltre trent’anni dal bando nazionale del 1992, la presenza di coperture e manufatti in cemento-amianto è ancora significativa, con milioni di metri cubi stimati sul territorio regionale.

Realtà urbane e industriali, così come centri di medie dimensioni come Merate, si trovano a fare i conti con edifici che necessitano di censimento, monitoraggio e piani di bonifica per garantire sicurezza a cittadini e lavoratori.

Quanta presenza stimata in Lombardia

La Regione ha definito il PRAL – Piano Regionale Amianto Lombardia, previsto dalla L.R. 17/2003, quale cornice per mappature, controlli e flussi informativi su rimozione e smaltimento. Il PRAL ha fissato obiettivi e responsabilità operative per enti, ATS e proprietari di immobili, con specifiche sanzioni in caso di mancato censimento.

L’aggiornamento più recente, approvato con DGR XII/3569 del 9 dicembre 2024, riporta una stima di circa 2,8 milioni di m³ di coperture in cemento-amianto ancora presenti in Lombardia. Un ordine di grandezza che conferma l’ampiezza del tema e l’esigenza di pianificare interventi pluriennali.

Sul fronte delle mappature, ARPA Lombardia ha realizzato campagne di telerilevamento e dataset territoriali (coperture in cemento-amianto/“eternit”) che supportano i Comuni e le ATS nella programmazione delle bonifiche e nel monitoraggio delle priorità.

Cosa devono fare i proprietari (cittadini e imprese)

Il quadro normativo nazionale (Legge 257/1992 e DM 6/9/1994), integrato dalla L.R. 17/2003, impone che la presenza di materiali contenenti amianto (MCA) sia comunicata all’ATS competente tramite l’apposito modulo NA/1. La mancata comunicazione è sanzionabile; la rimozione deve essere eseguita da imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali per la specifica categoria amianto.

Le ATS pubblicano vademecum e istruzioni pratiche su rimozione, incapsulamento e confinamento, ricordando che il “fai-da-te” è vietato e che ogni cantiere richiede un piano di lavoro approvato dall’ATS.

Il caso Merate (provincia di Lecco): sensibilità alta e misure locali

Negli anni scorsi l’area di Merate è entrata più volte nel dibattito pubblico per la presenza diffusa di coperture in cemento-amianto. Testimonianze locali e iniziative civiche hanno sollecitato il censimento puntuale e il ricorso a bonifiche programmate.

Sul piano amministrativo, il Comune ha richiamato la DGR regionale XI/3724 del 26/10/2020 relativa ai criteri per l’assegnazione di contributi ai cittadini per rimozione di coperture e manufatti con amianto su edifici privati, agganciando così l’azione locale agli strumenti regionali. Per i proprietari significa possibilità, quando disponibili i bandi, di abbattere i costi degli interventi di bonifica.

In parallelo, nel territorio lecchese prosegue la collaborazione Comune–ATS Brianza per la raccolta delle segnalazioni, la verifica dello stato dei manufatti e l’orientamento ai percorsi autorizzativi.

Come si interviene: tre strade tecniche (e quando sceglierle)

  1. Rimozione
    È la soluzione definitiva: elimina la fonte di rischio e consente la posa di nuove coperture efficienti. È obbligatoria quando i MCA sono degradati o a elevato rischio di rilascio fibre.
  2. Incapsulamento
    Prevede l’applicazione di prodotti che consolidano e sigillano la superficie, riducendo il rilascio di fibre. È ammissibile quando lo stato del materiale è ancora idoneo e l’edificio consente controlli periodici.
  3. Confinamento
    Si installa una barriera fisica che separa i MCA dagli ambienti, limitando l’esposizione. È utile in contesti dove la rimozione non è subito praticabile, ma richiede un piano di manutenzione e sorveglianza.
    (Scelte, tempistiche e piano di lavoro sono definiti dal tecnico abilitato e autorizzati dall’ATS.)

Dove informarsi e a chi affidarsi

Per orientarsi tra norme, moduli e requisiti, il riferimento istituzionale resta il portale regionale sul PRAL e le sezioni “amianto” delle ATS (in questo caso ATS Brianza per l’area Merate/Lecco). Qui si trovano modulistica, recapiti e FAQ operative.

Sul fronte esecutivo, la rimozione va affidata esclusivamente a imprese abilitate e iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali; in Lombardia operano realtà specializzate con esperienza su condomìni, PMI e coperture industriali, come MBA Ambiente Milano (citata qui come esempio di operatore di bonifica attivo sul territorio). La scelta dell’impresa deve basarsi su iscrizioni aggiornate all’Albo, piano di lavoro conforme e tracciabilità dei rifiuti fino all’impianto di destino.

Cosa si può fare?

  • Verificare lo stato della copertura e, in caso di dubbio, chiedere un campionamento a un laboratorio/impresa abilitata.
  • Comunicare all’ATS la presenza di MCA tramite modulo NA/1.
  • Richiedere preventivi ad almeno tre imprese iscritte all’Albo, includendo piano di lavoro, tempi e gestione rifiuti.
  • Monitorare il sito del Comune per eventuali contributi o bandi attivi legati a DGR regionali.

Per concludere, la gestione dell’amianto in Lombardia non può più essere rimandata: il censimento puntuale, il rispetto degli obblighi di legge e l’affidamento dei lavori a imprese specializzate rappresentano passi indispensabili. Zone come Merate dimostrano quanto sia importante intervenire in modo programmato, unendo l’impegno delle istituzioni e la responsabilità dei cittadini, per trasformare un problema storico in un’opportunità di sicurezza e di rigenerazione urbana.