Il commento

Ponte di Brivio, ma i nostri politici dove sono stati fino a ora?

Chi ci rappresenta in Regione si prodiga in ringraziamenti: ad Anas, all'assessore Terzi, alla Provincia, al sindaco... Vien da chiedersi quale percezione abbiano dei reali disagi dei cittadini

Ponte di Brivio, ma i nostri politici dove sono stati fino a ora?

Se l’audizione in Regione sul ponte di Brivio si fosse tenuta il giorno prima, anziché il 2 aprile, avremmo probabilmente pensato a uno scherzo. Sono tre anni che si parla della chiusura del viadotto, oggi non più rinviabile nel nome di una sicurezza della quale ci si poteva però infischiare prima e durante le Olimpiadi, ma il contentino a un territorio che chiede di essere ascoltato dalle istituzioni sovracomunali è arrivato a poco più di un mese dalla serrata del 4 maggio. Quando di tempo per alleviare i disagi del Meratese, dell’Isola e della Val San Martino ormai non ce n’è più.

Chi ci rappresenta in Regione, che sulla cancellazione della candidatura all’Unesco del San Michele non ha battuto ciglio, non ha pensato in tre anni di proporre l’abbattimento e la ricostruzione di un ponte come quello di Brivio vincolato solo per ragioni di età e non per valore architettonico, un intervento che avrebbe fatto risparmiare sicuramente tempo e probabilmente soldi pubblici.

In compenso si prodiga in pacche sulle spalle. Grazie Anas, grazie assessore Terzi, grazie Provincia, grazie sindaco di Brivio… Perché non ringrazia Anas per non aver mai fornito ai Comuni la perizia tecnica sulle condizioni del ponte? O per non aver valutato di chiudere il viadotto ad anno scolastico concluso? E perché non ringraziare l’assessore alle Infrastrutture per essersi fatta viva solo ora, mentre per i sodali di partito di Calusco si impegna da anni, proponendo una passerella che non risolve comunque i problemi dei prossimi 15 mesi? O il sindaco di Brivio, che brilla per le assenze a tavoli e assemblee pubbliche, per aver lasciato sola la collega di Cisano in una lotta impari contro gli enti superiori?

Vien da chiedersi quale percezione abbiano dei reali disagi dei cittadini. E, soprattutto, dove siano stati fino a ora.