Editoriale

Il messaggio del prevosto di Lecco per la Pasqua: “Gesù risorge e subito si dedica alla terra”

Le parole di monsignor Bortolo Uberti

Il messaggio del prevosto di Lecco per la Pasqua: “Gesù risorge e subito si dedica alla terra”
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Pubblichiamo l’editoriale di Pasqua di don Bortolo Uberti, prevosto di Lecco.

Il messaggio del prevosto di Lecco per la Pasqua: “Gesù risorge e subito si dedica alla terra”

Non è raro imbattersi in rappresentazioni di Gesù risorto con in mano una zappa o una vanga. Il vangelo di Giovanni, infatti, ci racconta che, nel mattino di pasqua, Maria di Magdala incontra il Signore e lo scambia per un giardiniere e così artisti del calibro di Beato Angelico, Bronzino, Correggio, Tiziano, Tintoretto e altri, lo raffigurano con gli attrezzi del contadino in mano. Nicolas Poussin, pittore francese del XVII secolo, lo dipinge persino con un piede sulla vanga intento a dissodare il campo. È suggestiva questa immagine. Dice, infatti, che il Risorto continua a guardare la terra e non smette di lavorarla e di rivoltarne le zolle perché sia un campo fertile. È suggestiva l’idea di un Gesù che, all’alba, uscito dal sepolcro dopo la sua morte e la sua sepoltura si mette subito all’opera. Fa quasi sorridere. O forse fa pensare a un’epoca, la nostra, in cui non c’è tempo da perdere ma occorre darsi da fare.

Immagino Gesù spaccare le zolle indurite dall’inverno per far germogliare il seme e lasciare che cresca e salga verso il cielo. La pasqua chiede ai credenti, ma non solo a loro, di non aver paura a “venir fuori”, a rimettersi in piedi, e a guardare in alto. Siamo troppo chiusi in noi stessi e troppo isolati. I sociologi parlano di un’epoca in cui domina la dittatura dell’Io e dilaga “l’iperindividualismo”.

Dobbiamo stare attenti. Le possibilità non ci mancano: viviamo in una città ricca di associazioni, enti, cooperative, parrocchie, accorte verso il prossimo e dedite alla cura degli altri. Non mancano opportunità di volontariato e non solo. Ma non basta: serve un occhio (e certo il cuore) al cielo. È tempo in cui ritrovare una dimensione spirituale forte; serve darle tempo e “ragioni”. Gesù risorto con la vanga in mano ci esorta, dunque, a coltivare la nostra vita spirituale.
E quel Gesù, entrato così nell’immaginario degli artisti, mi fa pensare alla pazienza del contadino che lavora la terra, la semina e la concima, la irriga e la difende dalle intemperie e dagli infestanti. Poi aspetta, lascia che il frutto cresca e quindi torna nel campo. La pasqua chiede a ciascuno di coltivare l’arte dell’educare le giovani generazioni e dell’educarci a una convivenza fraterna. Sanno tutti che per educare un figlio occorre un villaggio. La responsabilità educativa è di tutti, ciascuno per la sua parte: dai genitori agli insegnanti; dai nonni agli amici; dagli educatori ai cittadini. E poi le istituzioni, le comunità cristiane, i tanti gruppi associativi… La pasqua di Gesù ci dice che questo è un buon terreno in cui tornare a lavorare insieme. Le difficoltà non mancano ma è possibile farlo. Ce lo dice chi è venuto fuori dalla tomba in cui era stato sepolto.
In quel giardino, poi, si trova la consolazione, la gioia, la pace. È un luogo in cui sostare e da cui ripartire. Mi sembra invece che, di questi tempi, le nostre strade si interrompano sul Calvario e i nostri piedi si blocchino lì. Inciampiamo tra le croci a cui è appesa l’umanità e dai Calvari del mondo non sappiamo vedere strade nuove. Le guerre, le violenze, le discriminazioni si moltiplicano; un po’ ancora e non ci scandalizzano più; un po’ ancora e ci facciamo l’abitudine. C’è tanta rassegnazione e troppa sfiducia nella possibilità della pace. Quella povera pace che abbiamo ridotto a retorica buona per le prediche dei preti. La pasqua di Gesù ci dice, invece, che dal giardino della risurrezione si deve passare e lì c’è il Signore con la vanga in mano che dice a ciascuno: “Va’ dai miei fratelli” e porta l’annuncio che il male è stato sconfitto e la morte non è l’ultima parola sull’uomo e sull’intera umanità.

Don Bortolo Uberti, prevosto di Lecco.