C’è una domanda che molti pazienti pongono al dentista con una certa esitazione, quasi fosse una confidenza difficile da fare: «Ho perso quasi tutti i denti. Cosa posso fare davvero?».
Per decenni, la risposta a questo interrogativo è stata la dentiera mobile, con tutto il peso psicologico e funzionale che comporta. Oggi esistono soluzioni molto diverse, e il Centro Medico Brianza di Cornate d’Adda – guidato dai dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese – è tra le strutture del territorio che hanno investito di più, negli ultimi quindici anni, per portare ai propri pazienti il meglio che l’implantologia e la protesi dentaria possono offrire.
Toronto Bridge: denti fissi su impianti
La Toronto Bridge è una protesi dentale fissa sostenuta da impianti, pensata per riabilitare un’intera arcata dentale – superiore o inferiore – con denti stabili, esteticamente naturali e funzionalmente equivalenti a quelli originali.
Il nome deriva dalla città canadese in cui, nel 1982, il prof. Ingvar Brånemark ne presentò il concetto per la prima volta: da allora, la soluzione si è evoluta in modo straordinario sul piano dei materiali, delle tecnologie e dei risultati clinici.
A differenza di una dentiera tradizionale, che poggia sulle gengive ed è rimovibile, la Toronto Bridge è avvitata stabilmente su 4-6 impianti osteointegrati nell’osso, restituendo al paziente la stessa sensazione di stabilità dei denti naturali.
«Chi si trova a dover riabilitare un’arcata intera ha oggi a disposizione una soluzione completamente diversa dalla dentiera che conoscevano i nostri nonni», spiegano i dottori Santoni e Ormellese. «La Toronto Bridge è fissa, stabile, non si muove durante la masticazione o il parlato, e il paziente non deve rimuovere nulla. Solo il dentista può eventualmente svitarla durante i controlli periodici». Il risultato, quando il lavoro è ben eseguito, è indistinguibile da una dentatura naturale: il paziente torna a sorridere, a mordere cibi consistenti e a parlare in pubblico con piena sicurezza.
Quindici anni di ricerca e aggiornamento
Il Centro Medico Brianza ha compiuto quindici anni di attività, e in questo percorso l’aggiornamento continuo sui materiali e sulle tecniche è stato una costante. «Ogni anno vogliamo dare il meglio ai nostri pazienti», affermano i titolari del centro. «Abbiamo raggiunto l’eccellenza grazie a un lavoro ininterrotto di ricerca e di scelta dei migliori materiali disponibili, e ora per le protesi fisse abbiamo aggiunto materiali di nuova generazione che ci permettono di alzare ulteriormente il livello dei risultati estetici e funzionali».
Uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni riguarda proprio il composito di nuova generazione utilizzato per il rivestimento estetico delle Toronto Bridge.
Se in passato la resina acrilica rappresentava il materiale più diffuso per questo tipo di protesi — economica, ma con limiti evidenti sul piano dell’usura e della stabilità cromatica nel tempo — oggi i compositi evoluti offrono prestazioni nettamente superiori, avvicinandosi per alcune caratteristiche alla ceramica pur mantenendo una maggiore lavorabilità e un impatto più contenuto sulle strutture antagoniste.
Il composito di nuova generazione: cosa cambia
La Toronto Bridge con estetica in composito rappresenta una soluzione tecnica di grande interesse, in cui la struttura portante — generalmente una barra in metallo (SLM) avvitata su monconi implantari di precisione — viene rivestita con un materiale composito di ultima generazione. La barra viene progettata a partire da una ceratura diagnostica, scansionata e utilizzata come guida per la modellazione tridimensionale computerizzata, garantendo una precisione micrometrica nell’adattamento agli impianti.
«Il vantaggio del composito di nuova generazione rispetto alla vecchia resina è sostanziale», sottolineano i due odontoiatri del Centro Medico Brianza. «Si tratta di materiali ibridi che simulano molto meglio l’aspetto dello smalto e della dentina, con una maggiore resistenza all’usura, una migliore stabilità del colore nel tempo e superfici più lisce che riducono l’accumulo di placca batterica». Rispetto alla ceramica, il composito offre anche la possibilità di essere riparato in modo relativamente semplice in caso di piccole scheggiature, senza dover necessariamente rifare l’intera protesi.
Il sistema di ancoraggio ai monconi – realizzato con cementi di precisione applicati direttamente in bocca o sul modello di lavoro – garantisce il massimo ingaggio con gli impianti e una passivazione perfetta della struttura metallica, riducendo al minimo le tensioni sulle fixture nel tempo.
Soluzioni per ogni esigenza
«Oltre all’utilizzo dei compositi evoluti, la moderna implantologia offre una gamma di soluzioni diversificate per rispondere a ogni esigenza estetica e di budget – spiegano i due dottori del Centro Medico Brianza – Si parte dalla tradizionale Metallo-Resina, la scelta più economica ma soggetta a una maggiore usura nel tempo, fino al Metallo-Composito, che bilancia resistenza ed estetica grazie a strutture fresate al computer. Per chi ricerca la massima eccellenza, sono disponibili il Metallo-Ceramica, celebre per la sua brillantezza e stabilità cromatica, e la Zirconia-Ceramica. Quest’ultima rappresenta l’avanguardia tecnologica: essendo una soluzione “metal-free” in ossido di zirconio, elimina alla radice il rischio di ombre grigie, offrendo una biocompatibilità totale e una naturalezza visiva indistinguibile dai denti veri».
Tutto in sede
Ciò che distingue il lavoro del Centro Medico Brianza non è solo la qualità dei materiali, ma l’approccio complessivo alla riabilitazione. «Inserire gli impianti in modo corretto è importante», ricordano Santoni e Ormellese. «Ma una protesi fatta male può inficiare tutto il lavoro dell’implantologo. Per questo nel nostro centro siamo noi stessi a occuparci sia della fase chirurgica che di quella protesica, garantendo una continuità di visione che si riflette sul risultato finale».
Ogni caso viene pianificato con una TAC Cone Beam 3D e una scansione intraorale digitale, che permettono di studiare nei dettagli l’osso disponibile, il posizionamento ottimale degli impianti e il progetto estetico della protesi. Nella maggior parte dei casi, è possibile consegnare al paziente una protesi fissa provvisoria già nelle 24-48 ore successive all’intervento chirurgico: il paziente non resta mai senza denti, e può tornare a casa con un sorriso funzionale fin dal primo giorno.
La protesi definitiva – con estetica in composito di nuova generazione – viene poi consegnata al termine del periodo di osteointegrazione degli impianti, dopo aver verificato la precisione dell’adattamento, l’occlusione e l’aspetto estetico del sorriso.
«Il momento in cui consegniamo la protesi definitiva è uno dei più significativi nel rapporto con il paziente», confessano i due dentisti. «Vedere una persona ritrovare il sorriso, la capacità di masticare senza pensieri e la fiducia in sé stessa è per noi motivo di grande soddisfazione».
Chi può beneficiare di questa soluzione
La Toronto Bridge è indicata per tutti i pazienti con edentulia totale o parziale estesa di un’arcata — ovvero chi ha perso tutti i denti o la maggior parte di essi in modo non recuperabile. Condizioni comuni come diabete controllato, ipertensione o età avanzata non costituiscono controindicazioni assolute, e grazie alle moderne tecniche implantari oltre il 98% dei pazienti può oggi ricevere impianti anche in presenza di ridotta disponibilità ossea.
Per chi desidera approfondire le opzioni disponibili, valutare se è un candidato adatto alla Toronto Bridge o semplicemente ricevere una consulenza senza impegno, i dottori Gianluca Santoni e Andrea Ormellese ricevono al Centro Medico Brianza, in via Castello 5/A a Colnago di Cornate d’Adda.
È possibile contattare il centro al numero 039.6095873, via email a info@centromedicodentisticocmb.it o visitando il sito www.centromedicodentisticocmb.it.
