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Icam, 80 anni di successi con numeri da record

Intervista a Giovanni Agostoni, presidente dell’azienda con headquarter a Orsenigo e del suo CdA: il gruppo festeggia il compleanno aprendosi a nuove sfide globali

Icam, 80 anni di successi con numeri da record

Icam, il gruppo italiano leader nella produzione di cioccolato e semilavorati del cacao, continua a crescere: nel 2024 l’azienda aveva toccato i 324 milioni con un balzo del 50% e nel 2025 ha continuato a correre raggiungendo i 432 milioni con un progresso del 35%. Un percorso per nulla scontato anche alla luce di un mercato complesso caratterizzato da forti tensioni sui costi delle materie prime. Numeri che permettono a Icam di affrontare nel migliore di modi l’ottantesimo compleanno.
A guidare il colosso del cioccolato è Giovanni Agostoni (il primo da destra nella foto in apertura, con Sara e Luca Agostoni), 53 anni, di Lecco, rappresentante della terza generazione, entrato in azienda di famiglia nel 2010 fino a diventare Global Sales & Marketing Director, per poi essere nominato nel 2024 Presidente dell’azienda e del CdA. Toccherà a lui governare le prossime due tappe strategiche di Icam: il raddoppio della produzione e aprire la nuova sede degli States. Due tappe fondamentali per l’ulteriore crescita di questa eccellenza del «Made in Italy» che occupa 750 dipendenti tra l’headquarter di Orsenigo e le sedi commerciali in Uganda, Francia, Gran Bretagna, Perù e States.

Presidente Agostoni negli ultimi due anni avete praticamente raddoppiato il fatturato. Come siete riusciti a realizzare questo exploit?

«Alla base di questi risultati straordinari ci sono tanti fattori, a partire dal modello di business vincente con una strategia di filiera integrata, dalle fave di cacao alla tavoletta finale. Icam lavora con un modello incentrato su più canali di business e nel corso degli ultimi anni ha puntato con successo sull’internazionalizzazione. Poi ci siamo concentrati sul posizionamento come azienda fortemente caratterizzata dalla sostenibilità a 360 gradi. La crescita è stata dovuta anche a fattori esogeni che ha visto la più clamorosa impennata del costo del cacao che dalle 2.000 sterline alla tonnellata è volato a quota 10.000 per poi assestarsi tra le 6/7.000».

Esattamente un anno fa avete aperto un finanziamento con Banca Intesa da 30 milioni per rafforzare l’accesso ai mercati esteri e contemporaneamente avete annunciato un investimento da 56 milioni per raddoppiare la capacità produttiva. A che punto siete con questi due nuovi ambiziosi progetti?

«Il finanziamento da 30 milioni ci ha permesso di gestire l’impennata del costo del cacao che ha modificato sensibilmente l’impegno per l’approvvigionamento delle fave senza mettere sotto stress la stabilità finanziaria dell’azienda; siamo riusciti ad adeguare i prezzi con grande professionalità e prudenza. Il progetto di raddoppio della capacità produttiva, invece, si è concretizzato nel dicembre scorso con l’ottenimento dei permessi consentendoci di aprire il cantiere a gennaio: questo ci permetterà di aggiungere altri 23.000 metri quadri agli attuali 27.000 mq di area produttiva. Contiamo di completare i lavori all’inizio del 2028 e subito dopo iniziare ad allestire progressivamente tutte le linee produttive».

Con il raddoppio della capacità produttiva c’è pure la creazione di un Innovation Center. Di cosa si tratta?

«È un’evoluzione del Choco Cube, il nostro polo di formazione per i professionisti del settore, un progetto che include anche un’academy per pastry chef».

Nel frattempo state valutando l’apertura di un’unità produttiva negli States, un mercato che rappresenta il 20% del fatturato. Con quali obiettivi?

«L’export per noi rappresenta il 63% del fatturato e gli Usa sono il primo Paese: un continente grande, caratterizzato da 50 Stati e da oltre 300 milioni di consumatori, dove c’è spazio per un’ulteriore crescita per un prodotto di eccellenza e di qualità».

C’entrano anche i dazi?

«I dazi rappresentano una quota del 15% sensibile ma non decisiva. Da sempre i nostri clienti americani lamentano la fatica dell’Atlantico e dei tempi di consegna lunghi. Abbiamo già individuato e stipulato un contratto di affitto per un building vicino a Philadelphia nello Stato della Pennsylvania che stiamo iniziando ad attrezzare per iniziare a produrre con l’inizio del 2027».

Quest’anno Icam festeggia 80 anni di storia e di successi. Come vi state preparando a questo importante traguardo?

«Questo sarà un anno significativo che abbiamo iniziato lanciando il claim “Tailoring the future of chocolate” che sintetizza bene l’identità e la vision della nostra azienda. Stiamo portando questo messaggio in tutte le fiere di settore dove siamo già stati e dove saremo presenti nei prossimi mesi. Il 27 marzo, giorno del compleanno, coinciderà con una campagna celebrativa sui media e sarà anche un momento di gratitudine per chi ci ha accompagnato in questo bellissimo viaggio. A fine maggio abbiamo programmato un evento dedicato a tutti i dipendenti cui seguirà a giugno un momento per il mondo del marketing italiano ed estero, compresi agenti e distributori provenienti da tutto il mondo. A fine anno organizzeremo un evento istituzionale dove presenteremo un libro per raccontare questa storia di successo. Si tratta di una serie di eventi poco celebrativi ma ben concentrati sulla prospettiva e la nostra visione di un futuro che poggia su radici solide».

Lei è alla guida di Icam dal luglio 2024 in concomitanza con il passaggio generazionale nel nuovo CdA che ha visto l’ingresso della terza generazione Agostoni: come presidente insieme ai cugini Luca e Sara, rispettivamente direttore industriale e chief sustainability officer. Questo rappresenta uno dei passaggi più delicati e per nulla scontati per il mondo dell’impresa. Come è avvenuto?

«È stato un passaggio lungo, preparato e molto formativo. Noi tre cugini in questo ingresso siamo stati accompagnati dai rispettivi genitori con un percorso progressivo di incarichi di sempre maggiore responsabilità, lavorando spalla a spalla con i manager dell’azienda. Personalmente sono entrato in Icam nel 2010 facendo tutta la gavetta sino a diventare Global Sales & Marketing Director».

Suo zio Angelo, oggi presidente onorario, e suo padre Plinio, prematuramente scomparso, hanno trasformato una realtà poco più che artigianale in un colosso industriale. Quali sono state le loro principali caratteristiche per costruire questo gioiello?

«Angelo è l’uomo del cacao. È entrato nell’azienda di famiglia subito dopo aver terminato gli studi e si è occupato di tradurre il sogno del nonno Silvio di comprare fave di cacao direttamente dai produttori; ha viaggiato a lungo in Africa e soprattutto in Sud America incontrando cooperative e contadini costruendo con loro relazioni virtuose ed etiche che ancora oggi sono essenziali. Papà Plinio ha lavorato prima come progettista elettrico in un’importante azienda metalmeccanica lecchese ed è entrato in Icam solo all’inizio degli Anni Novanta occupandosi degli aspetti produttivi, degli impianti, dell’ottimizzazione della produzione. Si è inoltre dedicato ai rapporti con le persone e degli aspetti sindacali costruendo un clima positivo e di affetto che ancora oggi, a due anni di distanza dalla sua scomparsa, viene ricordato da tanti nostri collaboratori».

Entrambi sono stati fautori della sofferta scelta di realizzare il nuovo complesso industriale di Orsenigo…

«Hanno cercato in ogni modo un’area idonea a Lecco e in provincia, ma senza successo e alla fine, nel 2010, la scelta è caduta su Orsenigo. Questo nuovo e innovativo complesso industriale ci ha permesso di fare un salto di qualità clamoroso, di acquisire una forte credibilità sul mercato e tra gli operatori permettendoci di continuare a crescere».

Lei prima accennava allo sviluppo socio-economico e alla salvaguardia delle terre di origine del cacao. Dimostrazione di come persone, filiera, ambiente e innovazione siano al centro della sua azienda. È questo uno dei segreti di successo di Icam?

«È stata una scelta etica e complessa, rara nel mondo del cioccolato. La filiera integrata non ha come obiettivo l’acquisto del cacao a un prezzo inferiore, in realtà viene riconosciuto un valore addizionale proprio grazie alla maggiore qualità del prodotto fornito. Da sempre Icam accompagna e aiuta cooperative e contadini affinché la materia prima sia eccellente ed è quindi giusto riconoscere concretamente questo prodotto come tale».