Ci sono istanti che durano pochi secondi e restano per tutta la vita. La mano di una sposa che trema prima di entrare in chiesa. Un padre che si volta per non farsi vedere commosso. Un neonato che dorme sereno tra le braccia della madre.
È in quei frammenti che Carlo Porro riconosce il senso più profondo del suo lavoro.
La fotografia è entrata nella sua vita quando aveva 17 anni. All’inizio prevalentemente dietro un banco vendita, a contatto con macchine fotografiche e clienti. Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. Non era l’oggetto a interessarlo davvero. Erano le persone. «Pian piano mi sono accorto che ciò che mi affascinava non era la tecnica in sé, ma quello che accadeva davanti all’obiettivo». Una passione cresciuta nel tempo, diventata più forte nell’età adulta, quando la fotografia ha smesso di essere soltanto un mestiere ed è diventata una scelta consapevole.
Oggi, nel suo studio di via Roma a Merate, continua a fare la stessa cosa: osservare, ascoltare e raccontare.
Il matrimonio come racconto
Per Carlo, un matrimonio non è una sequenza di momenti da documentare, ma una storia da comprendere. «Prima del grande giorno incontro sempre gli sposi. Voglio capire chi sono, cosa li lega, che atmosfera desiderano. Il giorno del matrimonio il mio compito è esserci, senza invadere.»Uno sguardo trattenuto, una mano che si cerca, una risata improvvisa. Il racconto prende forma nei dettagli, in modo naturale, senza forzature. «La macchina scatta in un secondo. Ma è il professionista che trasforma quell’immagine in un ricordo destinato a restare.»
Dalla nascita al tempo che passa
Con il tempo, molte coppie tornano in studio con un bambino tra le braccia. Fotografare un neonato richiede delicatezza e competenza, ma soprattutto sensibilità. È un momento intimo, fragile, unico. Così uno studio fotografico diventa un punto fermo nella vita di una famiglia. Matrimonio, maternità, nascita: non servizi diversi, ma capitoli della stessa storia. «Quando qualcuno ritorna e mi dice: “Vorremmo ancora te”, capisco di aver fatto più di una fotografia. Ho custodito un pezzo della loro vita.»
Una responsabilità
«Una fotografia è responsabilità. Perché stai fissando un attimo che non tornerà più. E qualcuno deve saperlo rispettare.»Nel prossimo appuntamento parleremo di come nasce, passo dopo passo, il racconto di un matrimonio: dall’incontro con gli sposi al giorno più atteso.
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