Spostata al 25 febbraio

Omicidio Sharon Verzeni, Sangare cambia avvocato e l’udienza slitta

Il nuovo legale del giovane di Suisio, accusato di essere l'assassino della barista di Terno d'Isola, ha chiesto tempo per studiare il corposo fascicolo

Omicidio Sharon Verzeni, Sangare cambia avvocato e l’udienza slitta

Moussa Sangare litiga con il suo ormai ex avvocato, si affida a un nuovo legale e tutto questo porta al rinvio dell’udienza prevista per oggi, durante la quale era verosimile attendersi la sentenza di primo grado nei confronti del giovane accusato di essere l’assassino di Sharon Verzeni a Terno d’Isola.

Quest’oggi, lunedì 19 gennaio 2025, la Corte d’Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha stabilito lo spostamento dell’udienza al prossimo mercoledì 25 febbraio, accogliendo la richiesta della nuova legale del 31enne di Suisio, Tiziana Bacicca, nominata solamente la scorsa settimana. Il pubblico ministero Emanuele Marchisio, che ha chiesto l’ergastolo per Sangare, non si è opposto.

Omicidio Sharon Verzeni, l’udienza slitta

Si chiude così una settimana caratterizzata da grande confusione, iniziata lunedì 12 gennaio 202 con un vero e proprio scontro pubblico tra Sangare e quello che è ormai il suo ex legale difensore, Giacomo Maj (che proprio per aver assunto la difesa di Sangare si era visto recapitare una lettera di minacce).

Nel bel mezzo dell’arringa di quest’ultimo, che aveva chiesto alla corte una pena «meno degradante», con l’esclusione delle aggravanti e il riconoscimento delle attenuanti generiche, il giovane accusato di aver ucciso Sharon Verzeni nella tragica notte tra il 29 e 30 luglio 2024 aveva chiesto di uscire dall’aula e di essere riaccompagnato in carcere, in aperta polemica con l’avvocato, del quale non condivideva la linea difensiva. Di qui, a stretto giro, il cambio di legale difensore, con lo slittamento dei tempi.

Sangare, infatti, dopo aver confessato l’omicidio della 33enne barista di Terno d’Isola, a distanza di mesi ha iniziato a dichiararsi innocente, raccontando di essere stato un semplice testimone di quei tragici fatti e di non averli compiuti in prima persona.

Opposto il parere del pm Marchisio, che durante la sua lunga requisitoria di metà dicembre aveva chiesto il carcere a vita anche in virtù di un mancato «rincrescimento» nei confronti della vittima, suggerendo altresì le aggravanti della minorata difesa, della premeditazione e dei futili motivi.