polemica

Ponte San Michele, i sindaci replicano all’assessore Terzi: “Portiamo avanti la voce dei cittadini”

L'assessore regionale aveva tacciato i primi cittadini meratesi di "ambientalismo di sinistra". Da Torchio, Villa, Magni e Vergani la richiesta di più coinvolgimento nei tavoli istituzionali

Ponte San Michele, i sindaci replicano all’assessore Terzi: “Portiamo avanti la voce dei cittadini”

Polemica sul Ponte San Michele dopo le parole dell’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi, che replicando alle preoccupazioni dei sindaci sul tema della viabilità li ha tacciati di “ambientalismo di sinistra”.
“Le ultime uscite sulla stampa di alcuni sindaci – ha dichiarato l’assessore Terzi qualche giorno fa – sono solo strumentali per fini meramente politici che travalicano gli interessi e le esigenze concrete: realizzare quanto prima un’opera fondamentale per il collegamento tra le due sponde, capace di migliorare la mobilità, di promuovere gli spostamenti su ferro per sgravare complessivamente il sistema viabilistico, di puntare a un progetto che, frutto di un concorso internazionale, si inserisca in modo sostenibile nel paesaggio circostante!.

La replica dei primi cittadini, che si sono sentiti tagliati fuori dai confronti sul futuro del Ponte San Michele, non si è però fatta attendere.

Ponte San Michele, i  sindaci replicano all’assessore Terzi

A replicare all’assessore sono stati i sindaci di Paderno d’Adda, Verderio, Robbiate e Imbersago Gianpaolo Torchio, Danilo Villa, Marco Magni e Fabio Vergani attraverso un comunicato.
“Anche se l’assessore Terzi, con le ultime dichiarazioni cerca di buttare il confronto in caciara politica, noi sindaci vogliamo e dobbiamo rimanere sul merito delle questioni e dei dati oggettivi che il progetto del nuovo ponte San Michele pone – hanno fatto sapere – Partiamo di fatti. Si dice che sono stati offerti ascolto, confronto e partecipazione ma, come è facile leggere nelle stesse dichiarazioni dell’Assessorato, i pochissimi tavoli preliminari che ci hanno coinvolto si sono subito conclusi (l’ultimo a dicembre 2021) e per nessuna delle questioni da noi avanzate sin da allora, sono state ad oggi proposte soluzioni concrete”.

“Noi costretti ad alzare la voce sugli scenari del traffico”

“Ci si dice che siamo mossi da approccio di parte, ma siamo stati costretti ad alzare la voce di fronte a studi indipendenti sul traffico che confermano scenari più che preoccupanti, destinati a peggiorare sensibilmente la mobilità dei nostri territori, la salubrità e la qualità della vita dei nostri paesi – replicano i quattro sindaci –  Si riporta che non vogliamo infrastrutture nei nostri comuni, ma nel dibattito pubblico aperto da Rfi abbiamo sostenuto ipotesi concrete: ponti e strade posizionate sui nostri territori e non altrove. Strutture alternative, che potevano essere urbanisticamente e ambientalmente più sostenibili, a cui è stato risposto che non sono perseguibili”.

E ancora: “Nel dibattito abbiamo anche reclamato lo studio delle infrastrutture stradali connesse al ponte insieme – e non dopo – al suo posizionamento e non siamo stati ascoltati. Quando abbiamo chiesto quanti treni merci passeranno sul raddoppio ferroviario, ci è stato detto che non si sa ancora. Chi ha risposto solo negativamente o non ha risposto, ci dica come vuole evitare che i nostri paesi vengano soffocati dal raddoppio dei transiti automobilistici, da almeno 2.000 mezzi pesanti in più, dal passaggio dei treni merci in mezzo alle case. Noi siamo qui per discuterne, per affrontare i problemi”.

“Chiediamo di essere invitati ai tavoli in cui sceglie il futuro del territorio”

Chiara e forte la richiesta dei sindaci, che vogliono farsi portavoce del territorio Meratese e delle preoccupazioni di chi lo abita:  “Non ci basta che Regione parli con due delle tre province coinvolte dagli effetti dell’opera per valutare gli impatti viari che ci attendono. Chiediamo di essere ai tavoli in cui si sceglie e decide dei nostri territori. Chiediamo di esserci con gli altri Comuni ed Enti che subiranno gli effetti diretti del nuovo ponte. Il fatto che verremo coinvolti nelle conferenze di servizi che valuteranno il progetto, dove la nostra presenza è dovuta per legge, non può essere una risposta sufficiente. Infine, a chi ci chiede di parlare con i nostri cittadini rispondiamo che questo stiamo facendo dall’inizio di questa vicenda e che stiamo portando avanti proprio la voce di chi dovrà convivere, per almeno un secolo, con le conseguenze di quanto viene deciso oggi”.