«La Groenlandia non vuole essere di qualcuno. Vuole essere se stessa». Le recenti rivendicazioni di Donald Trump non potevano lasciare indifferente il consigliere comunale di Cremella Giorgio Meroni, che nella vita fa l’ingegnere e che la scorsa estate ha partecipato a una spedizione scientifica proprio tra i ghiacci dell’isola più grande del mondo oggetto delle mire espansionistiche del presidente americano.
«Negli ultimi anni – racconta Meroni – l’isola è tornata al centro dell’attenzione internazionale, spesso trattata come un territorio da contendere più che come una comunità con una propria identità. Le pressioni esterne si intrecciano con un passato coloniale ancora aperto, che molti groenlandesi sentono come una ferita non del tutto rimarginata. Parlando con guide locali, ricercatori e abitanti dei piccoli insediamenti, emerge un sentimento netto: i groenlandesi non vogliono essere contesi da nessuno».

Groenlandia, il parere dell’ingegnere-consigliere che ci è appena stato
Secondo Meroni infatti gli abitanti dell’isola «vogliono decidere da soli, senza interferenze, il proprio futuro politico ed economico».

E nient’altro. «Durante il mio viaggio – prosegue l’ingegnere – ho avuto anche l’occasione di intervistare il sindaco di una delle principali città della Groenlandia. In un dialogo sorprendentemente diretto, mi ha confermato ciò che avevo già percepito sul territorio: la priorità non è schierarsi con potenze esterne, ma affermare l’autonomia e la dignità del popolo groenlandese. Questo desiderio di autodeterminazione si radica anche in vicende dolorose del passato. Negli ultimi anni, inchieste e indagini ufficiali hanno riportato alla luce il caso delle spirali anticoncezionali impiantate a migliaia di donne e ragazze inuit tra gli anni ’60 e ’70 senza pieno consenso informato. Un episodio che molti considerano emblematico di un rapporto di potere asimmetrico, oggi oggetto di scuse e di una commissione d’inchiesta. Inoltre, durante la mia permanenza, ho percepito chiaramente un’altra tensione: molti settori chiave dell’economia groenlandese, come pesca, turismo e infrastrutture, sono ancora fortemente influenzati o controllati da interessi danesi».

Per molti groenlandesi, questo significa che la ricchezza prodotta sul territorio non rimane pienamente nelle mani delle comunità locali.
«In conclusione, la Groenlandia non vuole essere di qualcuno. Vuole essere sé stessa. E il mondo, prima di parlare di strategie e interessi, dovrebbe iniziare ad ascoltare davvero la voce di chi vive in questi magnifici territori».