In Piazza San Pietro, sotto lo sguardo di Papa Leone XIV e davanti a migliaia di fedeli, mercoledì scorso un enorme pallone aerostatico a forma di croce si è sollevato verso il cielo.
Non una semplice opera artistica, ma il punto di arrivo di una storia che attraversa continenti e generazioni.
Il Papa riceve in dono una enorme croce aerostatica realizzata nell’Isola Bergamasca
A realizzarlo è stato Emerson Israel Basso, 44enne italo-brasiliano residente a Medolago, che con quel gesto ha portato fino in Vaticano una passione nata molti anni fa, dall’altra parte dell’oceano.
Emerson è originario di Curitiba, in Brasile.
Da circa due anni, però, vive in Italia, e da un anno e qualche mese ha scelto Medolago come casa, insieme alla moglie e ai due figli. Un nuovo inizio, senza però tagliare il filo che lo lega alle sue origini.
Un’arte ereditata dal nonno e dal padre
I palloni aerostatici, infatti, sono molto più che un semplice interesse artistico per Emerson: sono un’eredità, un sapere prezioso tramandato dal nonno al padre e poi a lui, come un piccolo tesoro da custodire. Un’arte che l’uomo coltiva fin da quando era bambino.
«Ho iniziato a costruire palloni fatti a mano quando avevo 5 anni – racconta – ed è una passione che non mi ha mai lasciato».
I palloni aerostatici artigianali che realizza nascono interamente a mano, senza strutture rigide o supporti tecnologici: grandi superfici di carta leggere ma resistenti, progettate con precisione millimetrica e destinate a sollevarsi grazie all’aria calda.
Un equilibrio delicatissimo, in cui ogni dettaglio conta e nulla può essere lasciato al caso. Un lavoro lungo e meticoloso, che richiede concentrazione e tempo.
«È un’arte complessa e paziente – spiega – fatta di calcoli e precisione, ma anche di immaginazione e fantasia».
Tre mesi di lavoro per il regalo a Papa Leone XIV
Per il pallone portato in Vaticano sono serviti ben tre mesi di lavoro «Mi ci dedicavo nelle ore serali, dopo il lavoro e durante i fine settimana», spiega Emerson, che come professione fa il meccanico.
L’opera, alta ben sette metri e mezzo, è stata presentata per la prima volta a Ventotene il 14 settembre scorso, in occasione della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Proprio qui, il progetto ha preso una direzione nuova.
Emerson ha deciso di arricchirlo, disegnando a mano immagini e simboli religiosi e trasformandolo in un racconto visivo: la croce, la Basilica di San Pietro, il volto di Papa Leone XIV. Il 10 dicembre, durante l’Udienza generale, il pallone è stato gonfiato in Piazza San Pietro e presentato al Pontefice. Le immagini hanno fatto ben presto il giro del mondo.
«Ho fatto la storia in Vaticano. Il mondo intero ha potuto vedere il mio pallone, le mie pitture», dice Emerson, con emozione.
È una storia che parte dal Brasile, attraversa l’Italia e arriva al cuore della cristianità.
Una storia fatta di carta e aria calda, di mani pazienti e di sogni tenaci. E che oggi continua, grazie a un uomo che ha scelto di vivere con i piedi ben piantati a terra, ma con lo sguardo puntato verso il cielo.