LA STORIA

Ciclismo, Chiara Doni non si arrende: il professionismo oltre il pregiudizio dell'età

Si è avvicinata alle due ruote a 31 anni, a 38 ha accettato uno stage con il team professionistico Jayco-AIUla

Ciclismo, Chiara Doni non si arrende: il professionismo oltre il pregiudizio dell'età
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Il sogno di diventare professionista accarezzato per due anni, fatti di duro lavoro e sacrificio, spazzati via da un tremendo pregiudizio. La storia di Chiara Doni sembra avere dalla sua un finale di quelli amari, ingiusti per quello che lo sport insegna e in parte così lo è. Ma nel suo racconto emerge la consapevolezza che sì, possono cambiare i percorsi ma non il traguardo finale. Un po’ come il ciclismo, la grande passione di Chiara, che insegna a rialzarsi dopo le cadute più rovinose.

Ciclismo, la storia di Chiara Doni

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Chiara Doni sui rulli

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Lei che è autrice e soggetto di una storia uscita dai migliori racconti sportivi. Dopo i 31 anni – la maggior parte dei quali correndo mezze maratone e tapasciate domenicali senza grossa ambizione -, Chiara si avvicina al ciclismo complice un gruppo di amici conosciuti in palestra, appassionandosi all’idea di performare sé stessa tanto che i miglioramenti pedalata dopo pedalata sono presto sensibili. Fisico da scalatrice e gambe predisposte allo sforzo fisico, Chiara si allena tantissimo nel periodo del Covid trovando nel ciclismo virtuale – quella sui rulli, chiusa nel garage di casa – la massima cifra tecnica. Nel 2021 le prime gare indoor con il Team Castelli, in un viaggio che la porterà a correre le finali della Zwift Academy del 2022 in Spagna. Chiara vince ogni tappa, ma a fine giornata c’è sempre un’altra atleta a figurare come Mvp. Non dandosi per vinta, Chiara contatta le squadre World Tour, inviando dati e candidandosi a una maglia da “pro”. Quando tutto sembra perso ecco che a luglio del 2023 arriva la chiamata del Team Jayco-AIUla per una proposta di stage.

Stagista a 38 anni

Stagista a 38 anni, Chiara accetta. Il Giro dell’Emilia e le Tre Valle Varesine sono le ultime parentesi prima del verdetto: nessun contratto da professionista. Per arrivare a oggi, in una fase della vita di grande cambiamento per la 38enne, originaria di Busnago e residente a Imbersago. “Quello di questo autunno è stato il mio ultimo tentativo di entrare nel mondo professionismo – racconta Chiara Doni – Ho corso il Giro dell’Emilia accusando dei problemi meccanici prima dell’ultima salita e leTre Valli arrivando trentesima. Sono state le mie prime gare nel mondo del professionismo, e se penso che non avevo corso neanche tanto come amatore sono soddisfatta. Penso che ai fini della scelta per entrare nel roster delle 16 atlete della Jayco l’età sia stato ancora una volta un fattore limitante nei miei confronti. Tutto è partito un po’ per gioco con la Zwift Academy per accompagnare Luca Vergallito che è diventato nel frattempo il coach e non mi aspettavo di correre le finali. Certo, in quell’anno ho vinto delle gare sulle Alpi e a coppie, assaporavo con gli allenamenti e le selezioni dell’Academy di poter realizzare l’idea di fare del ciclismo qualcosa di più serio. In Spagna la scelta è ricaduta su un’altra ragazza ma che la scelta non fossi stata io l’avevo già capito dal secondo giorno, quando cercavano la migliore scusa per dichiarare mvp un’altra che non fossi io. Per certi versi, l’esclusione di quest’estate l’ho accettata con più serenità rispetto alla Zwift di fine 2022 perché immaginavo che il discorso dell’età si sarebbe ripetuto. Io vittima di un pregiudizio? Credo di sì. Sono nata nel 1985 ma fisicamente e di testa mi sento di avere trent’anni: mi hanno fatto sentire male, non è stata una bella sensazione”.

Dalle delusioni l’occasione di rinascere e prendere in mano la propria vita. “Ho passato mesi bui che ho superato con la mia forza di volontà. Mi posso ritenere fortunata perché ho un ottimo lavoro, che mi ha permesso di conciliare la possibilità di allenarmi tutti i giorni in pausa pranzo. Ovvio che il supporto delle mie persone care come Luca mi hanno stimolato così come lo Swatt Club di Barzanò che mi ha sempre supportata e incoraggiata. Penso anche alle bellissime esperienze che ho fatto grazie a questo sport, sul podio metto la mia prima granfondo con il Colnago Team, la Maratona delle Dolomiti che ho concluso al secondo posto e poi anche il Tour of the Alps che mi ha permesso di viaggiare un po’ per il mondo, insieme al mio amico Cesco, e poi metto anche la Granfondo di New York dell’anno scorso che ho vinto all’esordio. Ora ho deciso di darmi una seconda opportunità, lasciando l’azienda per cui lavoravo (la Permedica di Merate, ndr) e di seguire le mie passioni. Di formazione sono una biologa e sono appassionata di nutrizione sportiva, in questi giorni ho accettato un lavoro in una società svizzera che si occupa di consulenza e integrazione alimentare. Quella della nutrizione era una scelta che avrei comunque preso, pensavo dopo la carriera di ciclista professionista, le circostanze mi hanno portato ad anticipare questa decisione”.

Il mondo gravel per regalarsi un altro sogno

Ma di abbandonare la sua bicicletta non se ne parla. “Mi piacerebbe riuscire con la nutrizione a seguire gli atleti anche professionisti un domani. Come buoni propositi per il 2024 insieme a Colnago e Swatt Club ho intenzione di iniziare a cimentarmi nel mondo gravel, che magari con meno vincoli rispetto al ciclismo su strada potrebbe aiutarmi a diventarmi un’atleta professionista”. Possono cambiare i percorsi ma non il traguardo finale.

Michael Tassone

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