La conferenza

Il filosofo Umberto Galimberti ospite di Dietrolalavagna

L'evento si è svolto nella serata di martedì 21 marzo presso il cineteatro Manzoni di Merate: è il primo di una rassegna di approfondimenti organizzato dal sodalizio che da sempre indaga sulle tematiche giovanili e scolastiche

Il filosofo Umberto Galimberti ospite di Dietrolalavagna
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Il filosofo Umberto Galimberti ospite a Merate dell'associazione Dietrolalavagna. L'evento, che si è svolto nella serata di martedì 21 marzo presso il cineteatro Manzoni di Merate, è il primo di una rassegna di approfondimenti organizzato dal sodalizio meratese che da sempre indaga sulle tematiche giovanili e scolastiche. Chiamato ad intervenire proprio sul tema della fragilità educativa e della crisi del sistema scolastico, nelle sue riflessioni il filosofo non ha risparmiato nessuno con giudizi critici estesi sia ai genitori che agli insegnanti.

Il filosofo Umberto Galimberti parla della fragilità giovanile e della crisi del sistema educativo

Un'analisi, quella del noto filosofo e psicanalista, partita da alcuni dati significativi: crescono i casi di anoressia tra i più giovani, patologia che non riguarda più solo le ragazze, mentre i casi di autolesionismo arrivano a 2 milioni l'anno. Gli hikikomori, quei giovani che si isolano nelle loro stanze senza mai uscire, perdendo così ogni contatto con la realtà, risultano essere in Italia quasi 200mila ogni anno.

“I giovani stanno male per via di molti fattori – ha spiegato Galimberti – Ma innanzitutto, stanno male perché sanno di non avere un futuro. E se manca quello, manca lo scopo per stare bene, per darsi da fare. In questa situazione non aiutano gli anziani di oggi, che li criticano sulla base di convinzioni quali 'non ci sono più i valori di una volta'. Ma è solo un bene se i valori sono cambiati. Se non lo fossero, saremmo ancora fermi ai babilonesi”.

In questo contesto, secondo Galimberti, l'abuso da parte dei giovani di sostanze stupefacenti e alcool funge da anestetico. “Oggi i giovani bevono e si drogano – ha proseguito il filosofo – 'Ma mio figlio no' pensano tante mamme. Provate a dargli un'occhiata piuttosto. Lo fanno più di quanto si pensi. Ma non è tanto lo sballo quello che cercano. Cercano di ridurre l'angoscia che provano quando guardano il loro futuro”.

Il filosofo percorre tutte le fasi giovanili e spiega: “La scuola non è più capace di educare”

“Vediamo come vengono al mondo questi ragazzi – ha proseguito Galimberti – Lo fanno in famiglie praticamente disastrate. E questo è pericoloso perché è nei primi sei anni di vita che si formano definitivamente le loro mappe cognitive ed emotive. Dopo i sei anni avranno appreso il loro modo per apprendere e provare emozioni. In linea di massima è lì che sviluppano la loro identità, che a contrario di quanto si pensi è una cosa che ci viene riconosciuta dagli altri, non che abbiamo. E nelle famiglie di oggi l'identità barcolla. I papà non parlano più con i loro figli perché si annoiano. Le mamme lo fanno, ma solo a livello fisico. Mai che gli chiedano ogni tanto 'sei felice?'. I genitori dovrebbero sapere che fino ai 12 parlare con i figli funziona, poi non lo farà più, saranno solo parole vane fino ai 20 anni, quando torneranno a riprendere i rapporti con i genitori”.

“Smettetela di riempire le camere dei bambini di giocattoli – ha poi spiegato il filosofo – Stiamo distruggendo il loro desiderio. Finisce che non desidereranno più nulla e non si daranno più da fare per ottenere qualcosa”.

Nel corso del suo intervento, il filosofo ha parlato a lungo della scuola e del ruolo dei professori.

“La scuola italiana è un vero disastro – ha commentato Galimberti – Le elementari sono ancora l'unica scuola dove i bambini vengono educati perché le maestre devono insegnare ai bambini a scrivere e fare i conti. Poi alle medie smettono, perché gli insegnanti devono attenersi al programma ministeriale. Ma non è così che funziona, la scuola dovrebbe continuare ad educare. Se non si fa alle medie, figuriamoci alle superiori, una scuola in cui i ragazzi e le ragazze arrivano in tutta la loro potenzialità sessuale che li obbliga a riformulare completamente la loro visione del mondo. In quell'età vivono un cambiamento così radicale. Ed è in questo scenario che la scuola dovrebbe entrare in gioco, per insegnare le regole di quel gioco. E invece non lo fa, così i ragazzi che già stanno facendo uno sforzo enorme, spesso senza comprendere esattamente cosa sta accadendo loro, vanno in depressione, con tutto ciò che ne consegue”.

 

“Un preside di un istituto tecnico una volta mi ha scritto che il 40% dei suoi insegnanti sono professionisti falliti che hanno scelto la scuola come rimedio, il 40% non vede l'ora di andare in pensione e l'altro 20% insegna senza infamia e senza lode – ha concluso Galimberi parlando degli insegnanti – Questo non va bene, perché le parole di un insegnante per i giovani sono più importanti di quelle di uno psicologo. Eppure si laureano senza aver mai sfogliato un libro di psicologia evolutiva. Non conoscendo la materia, non conoscono nemmeno i loro ragazzi, che sono nel pieno della loro fase evolutiva. E così non si capiscono. A molti insegnanti manca poi l'empatia, e non puoi fare questo mestiere se non sei empatico. Per questo propongo da tempo che i professori vengano sottoposti ad un test di personalità, come si fa già in alcuni paesi nordici”.

Di seguito una galleria fotografica con gli scatti di Punto Foto Merate:

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