COVID-19 E IMPRESE

“Dal Governo un vero e proprio “bazooka” di liquidità che si avvicina al 40% del PIL”

Giovanni Curro’, 33 anni, commercialista comasco, parlamentare eletto tra le fila del M5S, illustra il Decreto Liquidità, un provvedimento da 400 miliardi.

Politica Meratese, 11 Aprile 2020 ore 11:34

Prestiti garantiti, con una corsia preferenziale per le piccole imprese, rinvio delle tasse e golden power. Sono questi i principali elementi del Decreto Liquidità annunciato lunedì scorso dal Governo. Certo, all’appello manca fisicamente ancora la pubblicazione del decreto legge, ma i provvedimenti più significativi sono già stati anticipati.

Per offrire una panoramica più chiara del provvedimento da 400 miliardi ne abbiamo parlato con l’onorevole Giovanni Curro’, 33 anni, commercialista comasco, parlamentare eletto tra le fila del M5S e facilitatore dei rapporti con le imprese della Lombardia per il movimento.

L’intervista

Il premier Giuseppe Conte lunedì scorso ha illustrato i contenuti del Decreto Liquidità, un provvedimento da 400 miliardi. Qual è il suo giudizio?

“Il Presidente Conte, insieme a tutto il Governo, sta facendo un lavoro immane per tutelare cittadini, imprese e lavoratori. Il Decreto Liquidità serve a dare supporto maggiore alle imprese, che in questo periodo si sono trovate di fronte a un improvviso calo di liquidità dato dalle misure di contenimento. Un vero e proprio “bazooka” di liquidità che si avvicina al 40% del PIL italiano: un’operazione senza precedenti. Ma tempi straordinari richiedono misure straordinarie. E lo Stato sta rispondendo presente”.

La copertura da parte dello Stato, in caso di mancato rimborso del prestito, può arrivare al 100% per le Pmi e al 70% per le grandi aziende. Ma chi si occuperà delle garanzie? Mediocredito? Sace, Cassa Depositi e Prestiti? Mef?

“Come giustamente detto lo Stato, in caso di mancato rimborso, provvederà a garantire i prestiti fino al 100% per le Pmi e fino al 70% per le grandi aziende. Ciò significa che lo Stato, ovviamente, non eroga i soldi direttamente alle aziende, ma li immette nel sistema a garanzia di prestiti bancari con scadenze fino a 6 anni. Questa operazione di immissione nel sistema avviene attraverso il Fondo centrale di garanzia per le Pmi, che viene ulteriormente potenziato, e Sace, controllata da Cassa Depositi e Prestiti, ma con la direzione e il coordinamento del MEF, per le aziende più grandi”.

Per i prestiti fino a 25 mila euro è prevista una procedura agevolata dell’istruttoria con banche e consorzi fidi. Lo stesso vale per i prestiti fino a 800 mila euro e per chi fattura meno di 3,2 milioni, ma ci sarà una valutazione dei bilanci e dei pagamenti fiscali. Oltre gli 800 mila euro fino a un massimo di 5 milioni la garanzia scende al 90% ma potrebbe risalire al 100% con l’intervento del Consorzio fidi. Le Pmi riusciranno ad accedere a questi finanziamenti?

“Le Pmi saranno, di fatto, agevolate nell’ottenimento di prestiti. Il potenziamento del Fondo centrale di garanzia, finanziato con 7 miliardi garantendo liquidità per 100 miliardi, e l’abolizione della procedura istruttoria e senza costi fino a 25.000 euro, permetteranno una velocizzazione della procedura necessaria a ottenere i fondi. Tutto sarà più rapido”.

Sopra i 499 dipendenti esce di scena il Fondo di garanzia Pmi ed entra Sace. La garanzia pubblica arriva al 90% per le aziende con meno di 5 mila dipendenti e un fatturato fino a 1,5 miliardi; scende all’80% per le realtà con un fatturato compreso tra 1,5 e 5 miliardi; scende al 70% per quelle con un volume d’affari superiore ai 5 miliardi. Perché tutelate di più le Pmi rispetto alle grandi?

“Non è questione di chi viene tutelato di più o di meno. È un dato di fatto che le Pmi rappresentano la parte più importante e numerosa del sistema imprenditoriale italiano. Parlano i numeri: in Italia le Pmi attive sono circa 5,3 milioni, rappresentano il 92% delle aziende attive sul nostro territorio, e producono un fatturato totale superiore ai 2 mila miliardi di euro. L’82% dei lavoratori in Italia (circa 15 milioni) trova impiego proprio presso questo tipo di società. Tutelare questo tipo di aziende equivale a proteggere anche tutta la rete sottostante, fatta di lavoratori, consulenti, fornitori che da queste imprese dipendono. È giusto, pertanto, che lo Stato sia più vicino a quelle realtà che si trovano in maggiore difficoltà, che più di tutti soffrono la crisi scatenata dal Covid-19. Ma il Decreto liquidità ha sicuramente un occhio anche per le grandi aziende. Nessuno deve rimanere indietro”.

Con tutte queste garanzie le banche dovrebbero erogare credito con maggiore velocità e quantità. Giusto?

“Le misure varate dal Governo sono pensate proprio per una riduzione di tempi e burocrazia, a vantaggio di imprese e cittadini”.

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