lA TESTIMONIANZA

“Io, un untore “altruista” . Mi sono tolto uno sfizio, ho fatto il test sierologico. L’esito mi ha sconvolto: a mia insaputa ero un asintomatico”

Lettera aperta di un ventiseienne rispettoso delle regole ma anche molto socievole.

“Io, un untore “altruista” . Mi sono tolto uno sfizio, ho fatto  il test sierologico. L’esito  mi ha sconvolto:  a mia insaputa ero un asintomatico”
Meratese, 04 Giugno 2020 ore 11:20

Caro lettore, 

sono MF, un ragazzo di 26 anni, lunatico ma anche molto socievole, conoscente di molti, ma amico stretto di pochi. Posso dire che sono felice (abbastanza) della mia vita: ho studiato, ho un lavoro ben retribuito e “sicuro” e sto cercando il momento giusto per fare il grande passo e andare a vivere da solo. La mia vita, come probabilmente la tua, è sempre stata caratterizzata da alti e bassi, e proprio in questo momento di down emotivo, sto scrivendo questa lettera aperta.

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Fino ad ora, di Covid-19, ne ho parlato solo con i miei famigliari e qualche amico, con alcuni ci ho discusso per differenze di vedute, ma non ho mai voluto pontificare sui vari social, non ho le competenze scientifiche e non sono la persona adatta a farlo, oggi però voglio raccontarti la mia storia.

Sono stato molto “integralista” fin dal primo giorno di lockdown, chi mi conosce lo sa, per due mesi e mezzo, non ho avuto contatti esterni, né lavorativi né sociali, e ho seguito molto scrupolosamente le regole che tutti conosciamo a memoria.  Poi è arrivato il 18 Maggio e, come tutti, ho sentito quella grande necessità di rivedere gli amici, i conoscenti e farmi qualche giro in macchina (la mia grande passione), sempre con le dovute precauzioni. 

Tutto bello, grandi saluti e sorrisi,qualche chiacchierata e qualche sigaretta in compagnia, sempre a distanza sia chiaro. Tutto molto bello già, fino alla mattina di Lunedì 25 Maggio, quando ho ricevuto una chiamata che mi ha sconvolto la giornata. 

Già, perché non ti ho ancora detto che nei giorni successivi alla “grande liberazione”, ho deciso di mia spontanea volontà di andare a fare il test sierologico privatamente per “togliermi uno sfizio”. Ho sborsato i miei 65 euro, che in questo periodo, con le casse integrazioni che fluttuano ancora nell’etere e non vengono accreditate sui conti bancari, un po’ ha pesato sul portafoglio.

Sono risultato positivo agli IgM.

Nelle ore successive alla chiamata della clinica, mi sono rimesso in quarantena preventiva volontaria, ho dovuto riorganizzare gli spostamenti di lavoro previsti per il pomeriggio stesso e il giorno successivo, ho finito un paio di lavori al PC e poi mi sono seduto fuori in giardino a fissare il bosco davanti casa. 

Gli unici input che riceveva la mia mente sono stati tanti flash, le situazioni vissute nei giorni precedenti, le persone incontrate, i posti dove sono stato… Ma come è possibile che abbia gli anticorpi così alti da avere un’infezione in corso ma non essere mai stato così bene?  Come è possibile che non mi sia accorto prima? Cavolo, avrei potuto evitare dei contatti non necessari o non “obbligati”.

Non sono molto altruista, sono sincero, ci provo, mi piace aiutare e dare consigli a chi mi sta veramente a cuore, ma non posso definirmi tale. In quel momento però , seduto in giardino, mi sono dovuto ricredere, il mio primo pensiero sono stati i colleghi di lavoro e gli amici con i quali mi sono rivisto. 

Sinceramente? Ho avuto più paura per loro che per me, e mi avrebbe creato un grandissimo dispiacere se per colpa mia fosse successo qualcosa. 

Essendo risultato positivo al test sierologico Mercoledì 27 ho fatto il tampone, sempre privatamente, e venerdì 29 ho ricevuto il responso che speravo: cessato allarme.

Tutto questo per dirvi che noi presunti asintomatici, siamo delle bombe ad orologeria, stiamo bene, siamo pimpanti, andiamo a bere il caffè con un amico e poi, chi ci dice che non l’abbiamo contagiato? Voglio concludere con qualche domanda.

Ti chiedo, e se anche tu fossi asintomatico? Quante persone hai rivisto dopo la fine del lockdown? Quante persone potresti aver messo a rischio?  Vale veramente la pena non “investire” 65 euro per fare un test e prevenire un possibile contagio? Vale veramente la pena spendere 65 euro per comprarti qualche cazzata su Amazon invece che investirli in un test e non mettere a rischio la salute di chi ami?

So che non è facile in un periodo economicamente drammatico come questo, ma oggi, se si è fortunati,si può venire chiamati dal comune di residenza per effettuare i test senza dover sborsare nemmeno 1€.

So che può spaventare il risultato e so anche che in caso di esito positivo saresti obbligato a tornare per un mesetto in quarantena, ma credo fortemente che vada fatto.

E credimi, non appartengo né della lobby farmaceutica, non sono un virologo, e nemmeno un socio di una clinica privata che effettua test sierologici, sono un semplice ragazzo di 26 anni, che nella drammaticità personale si è riscoperto altruista. 

Spero di aver smosso in te un po’ amore e senso civico, ti ringrazio per aver letto fino a qui, te ne sono grato.

MF

Il giornale conosce nome, cognome, residenza di M F ed e’ pure in possesso dell’esito degli esami quindi non si tratta di fake news ma di una semplice testimonianza, di una storia di vita vissuta, di un’opinione, che può essere condivisa o meno, ma rispettata
Nella lettera poi si legge chiaramente il motivo per il quale il ragazzo ha deciso di fare il test sierologico – risultato positivo agli IGM – con il conseguente obbligo di tampone – risultato negativo.

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