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Vavassori: "Situazione critica e futuro incerto per le imprese"

Il presidente di Api Lecco e Sondrio ha parlato di guerra, cuneo fiscale e mancanza di personale

Economia 12 Luglio 2022 ore 09:45

Molti sono i temi che nei prossimi mesi toccheranno da vicino le imprese. Il primo su tutti è l’andamento della guerra e quali effetti porterà la diminuzione dell’offerta del gas da parte della Russia, e come questa mossa potrà influenzare le aspettative per la fine del 2022 ed inizio del 2023. A ciò si aggiunge l’incognita delle elezioni che si terranno del nuovo anno, che governo uscirà? Si continuerà la strada su una riforma della tassazione in linea con i criteri del PNRR? Queste tematiche sono state al centro del dialogo tenuto con Enrico Vavassori, presidente di Api Lecco Sondrio.

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Presidente Vavassori, quale impatto sta avendo il conflitto sugli associati API?

"Innanzitutto, sta portando un grave impatto su l l’aspetto umano, dato che la guerra si sta protraendo aldilà delle aspettative anche dei diretti interessati. Per quanto riguarda le imprese, le difficoltà maggiori sono su coloro che avevano rapporti commerciali con Russia ed Ucraina, su tutti penso a coloro che sono attivi nel settore alimentare, in particolare nel commercio del grano, dato la grave situazione creatasi a Odessa. Ovviamente, l’aumento del prezzo del gas ma più in generale delle materie prime porta un disagio non solo alle imprese per i lori costi di produzione, ma anche perché questi costi poi vengono scaricati sul consumatore finale, e tutto ciò crea l’inflazione che stiamo vivendo oggi. Una soluzione potrebbe essere quella di mettere un tetto al prezzo del gas, e su questo tema, come Api, appoggiamo in pieno l’azione del governo italiano all’interno del contesto europeo, sperando in una presa di decisione nel minor tempo possibile".

Come gli imprenditori stanno vivendo questo momento di disagio?

"Sento forte incertezza riguardo al futuro. Il problema più importante è legato al costo elevato del gas e dell’energia che non accenna a diminuire. In Api dal 1999 abbiamo il Consorzio Adda Energia che si occupa dell’acquisto di queste materie e che fortunatamente ha sempre aiutato le nostre imprese. Il rischio ora però è che molte aziende, non potendo ribaltare sul mercato i costi sostenuti per la produzione, possano chiudere se il contesto non migliora. Inoltre, questo quadro della situazione rende anche difficile una programmazione della produzione, dato che i costi tra qualche mese potrebbero essere ancora più alti".

Passando invece al discorso legato alla riforma delle tasse.
Api è d’accordo sulla bozza attualmente in lavorazione in Commissione?

"Crediamo che ora la priorità, più che alle modifiche di Ires e Irap, debba essere data alla riduzione del cuneo fiscale. Questa manovra è fondamentale per ridare potere d’acquisto alle famiglie, vivacizzando così i consumi. Proprio per questo motivo ritengo inoltre non urgente l’argomento legato al salario minimo, dato che già i nostri associati si basano su contratti nazionali seguiti alla lettera. È una manovra necessaria ma che dubito possa fare questo esecutivo, data la scadenza in prossimità. Questo aumenta ancora di più l’incertezza citata in precedenza, dato che non si sa se le elezioni daranno un vincitore chiaro".

In molti incontri si è riscontrato la mancanza di giovani all’interno delle aziende e il tema della mancanza di personale.
Anche per i vostri associati è così?

"Purtroppo, sì. Tutte le nostre aziende stanno facendo molta fatica a trovare manodopera specializzata, e questo negli anni a venire sarà un grosso problema, dato che alcune linee di produzione rischieranno di rimanere senza personale, fermando così la produzione. Non credo sia giusto criticare la mentalità dei giovani di oggi, dato che ogni generazione è diversa dall’altra, ma percepisco una visione diversa del lavoro, quest’ultimo visto come un mezzo per vivere e non più come una finalità e penso sia necessario comprendere come mai questa visione è cambiata".

Quali potrebbero essere alcune linee di intervento?

"La prima è fare una mappatura sulle competenze che oggi il territorio necessita. Il sistema Lecco è molto sviluppato sulla meccanica, quindi i profili tecnici saranno fondamentali nei prossimi anni ed è necessario far riscoprire ai ragazzi la tecnica di questi lavori. A tal fine, nel mese di luglio incontreremo i rappresentanti del Badoni per discutere sulla necessità di nuovi corsi legati alle caratteristiche del territorio. È importante il lavoro di narrazione che viene fatto, il quale deve partire già dalle medie migliorando tutto il servizio dell’orientamento, evitando così una dispersione scolastica causata da scelte sbagliate. In questo tipo di piano deve rientrare anche una rivalutazione dei percorsi ITS, recuperando la dignità di ciò che viene insegnato all’interno dei vari corsi, i quali poi ripagano moltissimo durante la vita lavorativa".

Che sensazione ha sul futuro del territorio?
Dovrà essere rivolto ad una maggiore sostenibilità?

"Le nostre imprese sono sempre pronte ad innovarsi nel rispetto della sostenibilità ambientale. La difficoltà più grande all’interno di questo percorso è la burocrazia. Oggi si parla molto di riconversione e riqualificazione ma abbiamo imprese che proprio per via dei processi burocratici fanno fatica ad installare un pannello solare. È necessaria una visione comune tra imprese e politica, e proprio quest’ultima deve orientare gli investimenti accompagnando però le imprese evitando gli intoppi burocratici. Proprio da una nostra indagine effettuata recentemente è emerso come tutti i nostri associati siano sensibili alla sostenibilità data anche la necessità di ammodernamento, ma è fondamentale avere una collaborazione sinergica tra mondo industriale e politico per far si che questa strada venga intrapresa".

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