Virus ed economia

Colombo Costruzioni: 1000 persone al lavoro e 15 cantieri aperti in massima sicurezza

L’imprenditore che ha realizzato il quartiere di Porta Nuova e il Bosco Verticale traccia un’analisi del settore

Colombo Costruzioni: 1000 persone al lavoro e 15  cantieri aperti in massima sicurezza
Lecco e dintorni, 12 Maggio 2020 ore 08:48

Ha riaperto 15 cantieri dove in questo momento lavorano quasi 1.000 persone. Colombo Costruzioni – l’azienda lecchese che tra le altre cose ha realizzato il quartiere di Porta Nuova, il Bosco Verticale, la Fondazione Prada a Milano, la sede Lavazza a Torino e il Parco della Musica a Roma – da lunedì 4 maggio è tornata quasi completamente operativa. “Siamo ripartiti – esordisce l’architetto Luigi Colombo, Ad della Colombo Costruzioni – Questa, però, è una prima fase per mettere in sicurezza i cantieri, predisporre tutte le procedure per la sicurezza come prevedere il controllo delle temperature del personale, predisporre nuovi spogliatoi, ampliare le mense e incrementare i servizi in base alle disposizioni dei Piani della Sicurezza definiti con i Committenti , secondo le Linee Guida definite dal Governo con le Associazioni di categoria ed i Sindacati, per contrastare il virus. Una prima fase che va ad aggiungersi a tutte le altre precauzioni per mettere in sicurezza il personale che avevamo già adottato, cioè  gli altri dispositivi di sicurezza: mascherine, guanti, distanziamenti, gel igienizzanti. Gli esperti ritengono che il rischio dei contagi nel nostro settore è possa essere inferiore perché si lavora all’aperto, ma si deve comunque porre molta attenzione alla sicurezza delle persone che vi operano. Certo, tutti processi hanno un po’ complicato l’organizzazione del lavoro, ci faranno diminuire la produttività attorno al 20% con un aggravio dei costi e un allungamento dei tempi di consegna dei cantieri, ma l’importante in questo momento era riaprire”.

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Quanti cantieri ha avviato in Italia?

“Sono quindici. I principali sono a Milano: Gioia 22 di Coima, davanti alla sede di Regione Lombardia, dove stiamo realizzando una torre per uffici; Palazzo Brogi in piazza Cordusio, ex sede di Unicredit, altro insediamento per uffici e retail per conto di Dea Capital; in via Delle Chiuse stiamo costruendo per Axa un altro edificio per uffici; stiamo terminando il complesso residenziale dei Giardini d’Inverno; in via Governale inizieremo fra poco uno studentato per conto di Hines; a Bologna la Fondazione Seragnoli ci ha affidato la realizzazione di un Hospice per bambini; a San Marino stiamo realizzando un outlet The Market; a Roma stiamo completando il centro commerciale Maximo; nell’ex Manifattura Tabacchi di Rovereto è in corso un intervento di recupero con uffici e centri di ricerca”.

Quante persone sono occupate in questo momento nei cantieri?

“Quasi mille, comprese le persone dell’indotto: carpentieri,impiantisti elettrici, impiantisti meccanici, serramentisti,pavimentisti, cartongessistI…Riteniamo che i cantieri andranno a regime solo tra due o tre mesi e in quel momento i dipendenti saliranno a circa duemila. A pieno regime, però, ci arriveremo quando sarà tutto sotto controllo dal punto di vista sanitario”.

L’edilizia dopo oltre dieci anni di crisi stava lentamente riprendendo. Quanto peserà il Covid 19?

“È prematuro tracciare un quadro preciso. Lo stop di quasi due mesi ha già causato qualche vittima: piccoli fornitori, aziende poco strutturate e deboli finanziariamente, soprattutto artigiane, messe in crisi dall’interruzione della catena dei pagamenti. Noi siamo riusciti a tener legati i nostri fornitori, ma conosco imprese che lavorano prevalentemente con la Pubblica Amministrazione, che sono in grave difficoltà soprattutto per i mancati pagamenti . Il settore ha bisogno di maggiori attenzioni. L’edilizia rappresenta il 22% del Pil italiano, ha un indotto decisamente importante e coinvolge attività che compongono l’86% del paniere del Pil italiano”.

Come giudica i provvedimenti del Governo?

“Il Decreto Liquidità non mi pare per ora sia un gran successo. Le banche faticano a erogare credito, i tempi sono troppo lunghi e il costo del denaro non è particolarmente competitivo. Chi sta facendo i conti con il blocco dei pagamenti ha bisogno di liquidità immediata…”.

L’intervista completa si può leggere sul Giornale di Merate in edicola da martedì 12 maggio: clicca qui per la versione sfogliabile.

 

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