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Carenza di microchip e materie prime: Catra punta a nuovi settori

L’ad Panzeri e la difficile ripresa del 2021: "Stiamo affrontando i grandi cambiamenti dell’auto elettrica".

Carenza di microchip e materie prime: Catra punta a nuovi settori
Economia Casatese, 13 Dicembre 2021 ore 16:28

Il 2021 avrebbe dovuto essere il momento della ripartenza dopo un drammatico 2020 non solo per la pandemia e l'emergenza sanitaria ma anche per le chiusure e la crisi economica che ne è derivata. E invece gli strascichi sono stati pesanti e non è facile per le aziende riprendersi e guardare verso un futuro più solido. Lo sa bene Marco Panzeri, amministratore delegato di Catra SpA, storica azienda lecchese nata a Cremella nel 1979 e trasferitasi nell'attuale sede di Missaglia nel 1992, leader nel settore dello stampaggio a freddo di prodotti in metallo, in particolare per il settore automotive.  

Che 2021 è stato per Catra?

«Abbiamo vissuto un inizio d'anno con grande voglia di ripartire e il primo semestre ha avuto numeri, in termini di produzione, superiori al 2019. Questo ci ha fatto sperare nella grande ripartenza, impegnandoci talmente tanto da farci dimenticare un 2020 tragico. Purtroppo gli strascichi del Covid-19 si sono ripresentati già nel secondo trimestre con una mancanza di materie prime di carattere generale sul mercato causata dal blocco delle filiere dell’anno precedente. Questo ha portato di conseguenza a un impennata mai registrata prima di tutti i prezzi delle materie prime che ha comportato un secondo trimestre con le prime difficoltà. I grossi problemi si sono presentati invece nel secondo semestre con una brusca frenata del mercato automobilistico causata dalla mancanza di microchip. Al momento questa situazione permane, quindi stiamo lavorando con scarsa pianificazione, praticamente a chiamata». 

In termini numerici cosa significa?

«Se vogliamo parlare di fatturato, nel 2019 abbiamo chiuso a 80 milioni. Nel 2020, con le chiusure per la pandemia, eravamo riusciti a raggiungere 65 milioni di euro di fatturato. Quest'anno speravamo di riprenderci ma alla fine, secondo le stime attuali, chiuderemo più o meno sulla stessa cifra, con un 20% in meno rispetto al 2019, perché nella prima parte dell'anno siamo stati colpiti dall'assenza di materie prime mentre nella seconda dalla carenza di microchip che ha causato un 30% in meno di fatturato. Noi lavoriamo prettamente nel settore automotive: nel 2019 nel mondo sono state prodotte circa 100milioni di auto mentre in questi due anni siamo fermi a 75milioni e le previsioni sul 2022 sono le stesse». 

Le prospettive per il 2022 non sono positive?

«Dal costante confronto e aggiornamento con i nostri clienti abbiamo compreso che ci si prospetta un 2022 con un primo semestre ancora a singhiozzo a causa della mancanza di microchip e con un secondo semestre di ripresa. Una panoramica plausibile grazie agli investimenti fatti nel mondo con aperture di nuove fabbriche che producono microchip e che dovranno far fronte alla sempre più crescente richiesta di questo prodotto che ha avuto un grande incremento di richieste nel settore informatico ma che serve anche nelle auto». 

Qual è la situazione in Catra al momento?

«Noi abbiamo circa 200 dipendenti e da settembre chi ha molti giorni di ferie arretrati li sta sfruttando. Nel mese di novembre invece abbiamo aperto la cassa integrazione con un giorno a settimana a casa. Non ci ripieghiamo su noi stessi però e stiamo lavorando a nuovi progetti per il futuro». 

Ci può raccontare qualcosa in più?

«Lavorando nel settore automotive dobbiamo affrontare il grande cambiamento con la distribuzione massiva dell'auto ibrida e elettrica che si sta compiendo. Inoltre stiamo lavorando al passaggio da acciaio ad alluminio per componenti più leggeri, fondamentali soprattutto nelle elettriche. Nel contempo stiamo iniziando le produzioni di nuovi pezzi che servono appunto nei veicoli elettrici ma anche su quelli a idrogeno che si stanno facendo strada. Dobbiamo però tutti renderci conto che questo cambiamento avrà un forte impatto sulla forza lavoro perché la lavorazione dell'auto elettrica è molto più semplice e ha una filiera più corta». 

Vi state allargando anche in altri settori? 

«Sì, stiamo lavorando a vari progetti collaborando con più start up che stanno mettendo a punto progetti innovativi. Ci stiamo anche avvicinando al mondo delle colonnine  per la ricarica delle batterie delle vetture elettriche». 

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