TSUNAMI SULL'ECONOMIA

16mila posti di lavoro “bruciati” dal Covid

La Cisl fa il punto sull’occupazione nella provincia di Lecco al tempo del Coronavirus: 1 lavoratore su 3 è stato toccato dagli ammortizzatori sociali

16mila posti di lavoro “bruciati” dal Covid
Lecco e dintorni, 16 Giugno 2020 ore 15:25

L’emergenza Covid nel Lecchese ha mandato in fumo 16mila posti di lavoro e 1 lavoratore su 3 è stato interessato da ammortizzatori sociali. Questa mattina, martedì, i vertici della Cisl hanno tenuto una conferenza stampa per fare il punto sull’andamento del mercato del lavoro nella nostra provincia in epoca di Coronavirus, i conseguenti problemi occupazionali e le proposte del sindacato per affrontare questo difficile periodo.

Vanificata la lenta ripresa dopo la crisi 2008

“Venivamo da un’economia che tirava e l’occupazione dava segnali positivi: a fine 2019 eravamo lentamente riusciti a ritornare ai livelli di prima della crisi del 2008, con 150mila occupati in più, un tasso di occupazione al 68,9%, tra i migliori a livello nazionale, e la disoccupazione al 5,3%. Poi c’è stato lo tusnami Covid”, ha spiegato Enzo Mesagna, responsabile del Dipartimento del mercato del lavoro della Cisl.

Covid e lavoro, la segretaria generale: “Dati inquietanti”

Dal punto di vista occupazionale,  nel primo quadrimestre 2020 si sono registrati 8.510 avviamenti al lavoro contro 16.348 cessazioni, per un saldo negativo di 7.838: a pagare maggiormente il blocco delle attività sono stati sempre i settori del commercio e turismo, dell’industria e delle costruzioni. “Questo nonostante fosse già entrato in vigore il blocco dei licenziamenti – ha sottolineato la segretaria generale della Cisl di Lecco Rita Pavan – Sicuramente in questi numeri ci sono stati tanti contratti a termine in scadenza, ma si tratta di un dato inquietante, a cui si affianca l’esplosione di ore di cassaintegrazione richieste ad aprile”.

Oltre 9 milioni di ore di cassaintegrazione

In generale nel primo quadrimestre le richieste di Cassaintegrazione, tra ordinaria, straordinaria e in deroga (al netto degli ammortizzatori per artigiani, agricoltura e i fondi di integrazione del commercio) sono state il 364% in più rispetto allo stesso periodo del 2019 (quasi tutte concentrate ad aprile). Le stime dicono che a livello provinciale il ricorso agli ammortizzatori riguardano circa 50mila lavoratori, in pratica 1 lavoratore su 3. “In questo quadro – ha sottolineato la segretaria Pavan – abbiamo già provveduto a chiedere a livello nazionale la proroga del divieto di licenziamento che termina il 17 agosto e la proroga degli ammortizzatori sociali fino a fine anno per evitare lo shock occupazionale e nel frattempo capire se la ripresa funziona o meno”.

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