Villa Agnesi: viaggio nei salotti dove crebbe la “Scienziata Santa” FOTO

Villa Agnesi: viaggio nei salotti dove crebbe la “Scienziata Santa” FOTO
Meratese, 11 Ottobre 2020 ore 18:30

Giardini curati con vista mozzafiato sul Parco del Curone, salotti eleganti con affreschi che rimandano alla mitologia greca, una cappella privata e una maestosa scalinata in pietra decorata da statue di angeli. E’ in questo scenario idilliaco, quello della villa di delizia intitolata alla famiglia Agnesi Albertoni, che nacque Maria Gaetana Agnesi, soprannominata la «Scienziata Santa del ‘700».

Visita a Villa Agnesi a Montevecchia

«La villa venne costruita alla fine del ‘600 dal feudatario e senatore Alessandro Panigarola, che la sfruttò anche come azienda agricola per produrre il celebre vino di Montevecchia. La proprietà passò poi in mano alla famiglia milanese dei Brivio, commercianti nel settore della seta. Quando Anna Brivio sposò Pietro Agnesi la portò in dote e divenne la villa della famiglia. Per questioni di eredità passò poi agli Albertoni e infine, negli anni ‘70, venne venduta agli Azzoni, attuali proprietari che ancora la abitano» ha spiegato la guida ripercorrendo la storia dell’elegante abitazione che si affaccia su piazza Agnesi, in uno dei luoghi più suggestivi non solo di Montevecchia, ma dell’intera Brianza.

Il giardino all’italiana e gli interni decorati

La visita alla villa si apre con l’ampio giardino all’italiana decorato da statue e sculture mitologiche e simboliche del Settecento, al centro del quale svetta una fontana che nel Settecento proponeva divertenti giochi d’acqua.
L’abitazione ha una struttura a L, simile a quella della Villa Reale di Monza, con l’obiettivo di abbracciare l’ambiente circostante e di creare una nicchia di tranquillità e relax. «Sul lato lungo al piano inferiore c’erano gli alloggi per la servitù, al piano superiore gli appartamenti per gli ospiti e gli amici, che oggi vengono affittati per un weekend. Sul lato corto si trovano invece al piano terra i salotti e al piano superiore le camere padronali. Questo perché gli spazi dovevano essere ben divisi, sia tra nobili e servitù che tra uomini e donne» ha precisato la guida, accompagnandoci poi all’interno per ammirare i salotti. Decorati con affreschi simbolici che raffigurano soggetti come Apollo, Diana, le quattro arti e le stagioni, i tre salotti (uno comune e gli altri due dedicati rispettivamente agli uomini e alle donne) sono intimi ed accoglienti.

Maria Gaetena Agnesi: la “Scienziata Santa”

«Proprio qui si svolgevano gli incontri con gli amici e con la società, qui si dialogava di cultura. Mentre le donne, ribattezzate “candide oche” per la carnagione pallida e la scarsa istruzione, parlavano poco, gli uomini erano al centro di accesi scambi. L’unica eccezione era Maria Gaetana Agnesi, prima di 21 figli, forzata dal padre a presenziare a questi incontri perché voleva far sfoggio della preparazione della figlia – continua la guida – A soli 14 anni, infatti, la giovane parlava già sette lingue e nel tempo si interessò sempre di più alle materie scientifiche, arrivando a scrivere “Istituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana”».
Timida e riservata, però, l’Agnesi non amava stare al centro dell’attenzione e pur di evitare questi momenti implorò persino il padre di mandarla in convento. Le venne concesso, allora, di dedicarsi a una vita ritirata fatta soltanto di studio e di volontariato a sostegno dei poveri all’Ospedale Maggiore di Milano.
Unici momenti di svago per lei erano quelli in cui poteva passeggiare per i magnifici giardini delle villa. Sul retro dell’abitazione vi è infatti un altro cortile panoramico, dal quale è possibile accedere, attraverso una passeggiata scenografica, a un ampio pratone che si estende al di sotto del santuario della Beata Vergine del Carmelo: da qui la vista su Montevecchia, con i suoi terrazzamenti, le piramidi, ettari e ettari di boschi, è a dir poco spettacolare. In fondo al prato una piccola panchina: forse era proprio lì che l’Agnesi andava a nascondersi e a cercare un po’ di pace dagli svaghi dei salotti per riflettere sul calcolo infinitesimale.

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