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La storia

Medico ginecologo e allevatore di bovini: “Le mucche ci possono insegnare a essere fertili”

Il dottor Massimiliano Elli: "Ho cominciato a studiare i modelli di animale per poi applicarli all'umano"

Medico ginecologo e allevatore di bovini: “Le mucche ci possono insegnare a essere fertili”
Cronaca Meratese, 12 Luglio 2020 ore 11:04

Massimiliano Elli, medico ginecologo e allevatore di bovini, specialista del Cab Polidiagnostico, lancia un monito: «L’Italia e la zootecnia sono a rischio estinzione. Le mucche ci possono insegnare a essere fertili».

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Medico ginecologo e allevatore di mucche

Massimiliano Elli, medico ginecologo specializzato in medicina e biologia della riproduzione, dopo 20 anni dedicati anima e corpo a sterilità e infertilità attraverso vari campi della ricerca come della pratica ambulatoriale, lancia un monito: «L’Italia e la zootecnia sono a rischio estinzione. Solo le mucche ci possono insegnare a essere fertili». Il medico, che dal 2007 collabora con l’ospedale Sacco di Milano nel dipartimento di Ostetricia-ginecologia dell’Università degli Studi di Milano e da un decennio lavora per il Cab polidiagnostico, tocca con mano quotidianamente la materia della procreazione medicalmente assistita. Si tratta di tutti quei procedimenti che comportano il trattamento di ovociti, spermatozoi e/o embrioni finalizzati al concretizzarsi di una gravidanza. E il bovino, in tal senso, ha molto da insegnare, tanto che lui stesso a Inverigo ha a disposizione 75 animali, di cui 50 vacche, e proprio da lì rilancia affinché la sua attività venga certificata in Regione Lombardia come stalla riconosciuta a livello sperimentale per la valorizzazione, produzione e sperimentazione della razza bovina piemontese. Ma è il nesso tra l’attività medica e quella zootecnica ad affascinare.

Prima di tutto partiamo dal Cab, unico centro privato della provincia di Lecco dove è possibile rivolgersi per il trattamento della infertilità/sterilità e potersi sottoporre a procedure di Procreazione medicalmente assistita. Com’è nato questo suo progetto?

«Siamo estesi anche alla provincia di Como, quindi alle province unificate. Ho sempre lavorato nel campo della procreazione assistita. E ho sempre avuto il piacere di lavorare a stretto giro con il dottor Paolo Godina. Questo perché dagli anni ’70 ad oggi la gente è diventata sempre più infertile. Trova lavoro più tardi, si conosce più tardi e comincia a cercare figli molto più tardi. Ma soprattutto dimentica che l’infertilità si crea quando la coppia non è giovane. Diventerà la patologia del futuro. Lo dico a mio svantaggio: le tecniche di procreazione non migliorano il tasso di gravidanza, ma servono solo alle coppie che già hanno problemi».

Dal discorso sanitario a quello culturale. Perché si fanno meno figli?

«Il problema di fondo è l’estinzione del mondo occidentale: fa figli più tardi. Quello orientale, al contrario, ha un tasso di natalità alto, fanno figli in fretta, noi li facciamo tardi. Il popolo occidentale si sta estinguendo e pensa pure che la procreazione sia la panacea di tutti mali. Dà una mano, aiuta a risolvere problemi che erano già esistenti e magari sono subentrati. Ma il tasso di gravidanza intorno a 40 anni rimane sotto al 10 percento».

Il suo scopo è un po’ quello di migliorare la qualità ostetrica dell’animale. Dove le piacerebbe arrivare?

«Al miglioramento genetico del bovino, una razza italiana che può rendere benissimo e diventare anche una buona fonte di reddito. Il vitello ha infatti un valore più elevato rispetto alle altre razze da carne. Curano pure le malattie cardiovascolari. Cento grammi di tartare piemontese sono medicina. Di recente ho lavorato a Carne e salute. Abbiamo parlato di carne rossa declinata in tutti i campi. Vari specialisti l’hanno quindi consigliata. Peraltro dai miei studi sulla razza bovina piemontese è nato il Manuale Fatro di Riproduzione Bovina. Appunti che sono diventati un manuale universitario, vendendo in Sudamerica 1 milione di copie. Un libro per dire che la vacca ci ha insegnato a curare l’infertilità in una donna».

Il bovino ha quindi marcia in più.

«E’ tutto un parallelo. Ho cominciato a studiare i modelli di animale per poi applicarli all’umano. Sul bovino il successo è alto. Mentre sugli umani è basso. Basti pensare allo studio degli spermatozoi, della zootecnia, che è sempre stata molto più avanti. Amavo quelle vacche lì, quelle piemontesi. E ne è nato un oggetto di studio a tutti gli effetti».

Quali i mali della nostra epoca?

«L’allevatore è l’unica specie in estinzione senza diritto di tutela. Delle Amministrazioni “canaglia” hanno fatto in modo che il patrimonio contadino venisse depauperato. Tutto quando l’Italia ha delle eccellenze meravigliose che sono state totalmente denigrate. In Italia arriva di tutto. Il latte intero di bovino è l’unica sostanza che ha nutrimenti al suo interno per la riproduzione. Molte ragazze hanno mestruazioni che non portano a procreazione. Bisogna tornare al grano, altrimenti i danni saranno tutti su di loro. Che oggi hanno carenza di glucosio».

E allora che fare?

«Bisogna cominciare dalla scuola a insegnare che le mucche non producono solo odori e olezzi, ma sostentamento. Nel lockdown abbiamo avuto problemi a trovare latte a lunga conservazione. Motivo? Abbiamo venduto tutto e abbiamo dovuto aspettare il latte francese. Sugli scaffali mancava la farina, in epoca fascista il Tavoliere delle Puglie era il granaio d’Italia. Siamo allo stremo. Temo che, a 50 anni, sarò l’ultimo baluardo degli allevatori».

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