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Lupi: “Più soldi e più libertà per le scuole: il futuro del Paese passa dall’istruzione”

L’appello dell’onorevole Lupi a riaprire a settembre le porte degli istituti e a concedere una più ampia autonomia

Lupi: “Più soldi e più libertà per le scuole: il futuro del Paese passa dall’istruzione”
Meratese, 24 Giugno 2020 ore 10:00

Come aveva anticipato il nostro portale, settimana scorsa l’intervento in Parlamento dell’onorevole Maurizio Lupi è finito su tutti i social, grazie anche al lancio fatto da Konrad il brianzolo (oltre 2.000 mi piace e 55.000 visualizzazioni), ma il parlamentare non vuole fermarsi al caso, seppure importante, dell’imprenditore Aristide Redaelli di Brianzatende. E, per ripartire, rilancia il tema della scuola…

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Lupi, che cosa serve per ripartire veramente?

“Negli anni Ottanta alcuni miei amici fondarono il consorzio Scuola e lavoro. Esiste ancora e fa formazione professionale. Anche oggi si riparte da lì: dal lavoro e dalla scuola”.

Ci faccia un esempio.

“L’ho fatto al presidente del Consiglio GIuseppe Conte intervenendo in Aula alla Camera dei deputati: non dovete gettare soldi a pioggia in assistenza, è come buttare le banconote nel camino, subito fanno una bella fiammata e scaldano per un attimo chi è vicino al fuoco, ma svaniscono subito, meglio investire comprando legna, e la nostra legna è il lavoro. E il lavoro lo creano le imprese, non i decreti. Per farmi capire bene ho citato un imprenditore brianzolo, Aristide Redaelli, quello di Brianzatende”.

Cos’ha fatto di straordinario Redaelli da essere citato a Montecitorio?

“Niente di straordinario, è questo il problema, ha fatto l’imprenditore. Solo che al Governo, almeno una parte di esso, degli imprenditori ha l’idea che è stata espressa dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, quello che non riesce a pagare la cassa integrazione agli operai, per il quale il 50% delle imprese italiane sono pigre e scansafatiche. Venga in Brianza – ho detto a Conte – venga a conoscere Aristide Redaelli che quando, per la prima volta nella storia della sua azienda, ha dovuto mettere in cassa integrazione i suoi 200 dipendenti mentre glielo diceva piangeva. E ovviamente la cassa integrazione la sta anticipando lui. Questi sono gli imprenditori che tengono in piedi l’Italia, che creano lavoro e hanno a cuore chi lavora con loro. Questi sono da aiutare e da incentivare”.

Invece il governo?

“Invece il governo insiste con provvedimenti tampone, che sono certamente necessari nell’immediato, ma se non c’è una prospettiva, finiti i soldi, e presto finiranno, si torna al punto di partenza. Le faccio un altro esempio: nel decreto Rilancio c’è un articolo che finanzia l’acquisto di nuovi bus meno inquinanti per il Comune di Taranto, destinando 70 milioni di euro. Ma il problema del rinnovo del parco mezzi del servizio pubblico locale è solo di Taranto o è di tutti i grandi comuni italiani? Allora io dico: investiamo non 70 milioni ma 3 miliardi (magari evitiamo di darli ad Alitalia) e facciamo, oltre che un vero servizio all’ambiente, ripartire una filiera, quella della produzione di autobus, che adesso è in crisi.  La stessa cosa andrebbe fatta per il settore automotive. Occorre un progetto con linee direttrici chiare, non tanti rivoli in cui disperdere il debito che, giustamente, stiamo facendo. Non è mai successo che un governo avesse a disposizione 80 miliardi, tanti ne abbiamo stanziati con i due decreti Liquidità e Rilancio, da spendere. Bisogna spenderli bene”.

E la scuola che c’entra?

“La scuola è la prima risorsa in cui investire se si persegue veramente lo sviluppo del Paese”.

Perché?

“Non voglio darle una risposta teorica, invito tutti a riflettere sulla nostra storia. Sempre dopo periodi di crisi, epidemie, guerre e distruzioni l’investimento che ha fatto risollevare il Paese è stato quello in educazione e formazione. Le grandi istituzioni educative cattoliche del ‘600, don Bosco nella Torino industriale dell’800 con le sue scuole professionali, don Gnocchi nella Milano del ‘900, lo sforzo incredibile fatto dallo Stato italiano nella lotta all’analfabetizzazione dopo la Seconda guerra mondiale: non solo scuole, il superamento dell’avviamento professionale e la riforma della scuola media, e poi l’impegno della Rai con il mitico maestro Manzi di “Non è mai troppo tardi” e la tv divulgativa e pedagogica di Bernabei con gli sceneggiati dei grandi classici della letteratura. Il miracolo italiano, il boom, nasce da lì. L’eccellenza della manifattura italiana nel mondo è conseguenza anche delle “150 ore” degli anni Settanta, che innalzarono il livello culturale degli operai”.

Questi sono modelli che hanno fatto il loro tempo, oggi che cosa vuol dire investire sulla scuola?

Vuol dire innanzitutto riaprirla. Le pare normale che abbiamo discusso accanitamente di tutto, se riaprire i parrucchieri, il campionato, i cinema, le slot machine, e non c’è stato dibattito per la riapertura delle scuole, che in fatti riapriranno, non si sa ancora come, a settembre? Io ho tentato in tutti i modi a far tornare gli studenti in classe, magari non tutti magari solo quelli della maturità o della terza media, magari solo i bambini delle materne, ho fatto interpellanze al ministro, interrogazioni, proposte… non hanno battuto ciglio. In Francia, dove le scuole hanno già riaperto con frequenza volontaria, da lunedì torna l’obbligo scolastico, fino a luglio. Il ministro dell’Istruzione francese l’ha detto chiaro, con la didattica a distanza lasciamo indietro i più svantaggiati, quelli che non hanno internet, che non hanno il pc a casa, che fanno fatica a studiare, che hanno bisogno dell’insegnante di sostegno, non garantiamo il diritto allo studio”.

Oltre che riaprirle?

“Investire di più, in due sensi: più soldi e più libertà e autonomia. Più soldi perché un miliardo e mezzo destinato alla scuola sui 55 miliardi del decreto Rilancio è veramente poco. Più libertà e autonomia perché è questa la vera forza dell’educazione. Come il lavoro nasce dal basso, dalla creatività di chi intraprende, di chi progetta, di chi rischia e questo fa il benessere e la ricchezza non solo economica di una società, così è anche per la cultura, per l’ingegno, per la ricerca, non può essere pensata, guidata e gestita dall’alto”.

Lei sta pensando alle scuole paritarie.

“Sto pensando alla libertà di educazione di cui le scuole paritarie sono un esempio di concreta attuazione riconosciuto dalla legge dello Stato. Dal 2000 (legge Berlinguer) il sistema “pubblico” di istruzione è unico ed è formato dalle scuole statali e dalle scuole paritarie. Destinare a queste seconde, frequentate da 900.000 studenti, solo 150 milioni – e inizialmente erano ancora meno, 80 – per l’emergenza Covid, che ne ha messe in crisi tante, e per i costi che dovranno sostenere per riaprire a settembre è veramente poco. Ma c’è in Parlamento una coscienza trasversale della loro importanza e con l’Intergruppo per la Sussidiarietà abbiamo presentato un emendamento che ne chiede il raddoppio. Sono fiducioso”.

 

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