Lettera del sindaco

Il sindaco de La Valletta Brianza: “Questo è il nostro 11 settembre”

In paese i casi sono saliti a 14.

Il sindaco de La Valletta Brianza: “Questo è il nostro 11 settembre”
Casatese, 23 Marzo 2020 ore 13:45

“Possiamo dire di aver assistito al nostro 11 settembre”. Sono parole forti quelle che Roberta Trabucchi, sindaco de La Valletta Brianza, ha scritto nella serata di ieri, domenica 22 marzo 2020, alla sua cittadinanza relativamente all’emergenza Coronavirus.

Coronavirus, il nostro 11 settembre

Questa la lettera che il sindaco de La Valletta Brianza Roberta Trabucchi ha scritto ai suoi concittadini. “Cari cittadine e cittadini,  nei giorni scorsi possiamo dire di aver assistito al nostro 11 settembre. Tutti avremo per sempre fisse nella nostra memoria le immagini dei camion militari a Bergamo che, in un lungo corteo funebre, trasportano le numerose salme fuori città. Questa scena così forte si è ripetuta ben due volte nella settimana che si è appena conclusa. Il numero di contagiati da Covid-19 continua a salire. Anche noi in Valletta siamo arrivati a 14 casi e non sappiamo ancora se abbiamo raggiunto il picco di cui si parla da settimane. E poi… c’è la solidarietà. Quella dei medici e degli infermieri in prima linea, ogni giorno, nei nostri ospedali. Quella delle oltre 7200 domande arrivate per il bando della Protezione Civile che si è chiuso ieri sera. Bando in cui si cercavano 300 medici. Quella della nostra comunità che dai balconi e dalle finestre si manifesta con striscioni, bandiere, musiche, canti o semplicemente candele in memoria dei ‘caduti’ di questa silente epidemia. C’è poi la solidarietà dei piccoli negozi di paese, che si danno da fare da mattina a sera per permettere di fornire provviste alle famiglie del territorio evitando loro spostamenti. C’è quella ancora degli uffici che devono garantire i loro servizi, a partire da quelli comunali, e che quindi – anche se rallentati o ridimensionati – continuano a lavorare per noi. Gli antichi romani da cui il nostro popolo discende la definivano pietas: si tratta di un senso di devozione, di rispetto verso la divinità, la patria, i genitori o altri parenti. Io la chiamo più semplicemente solidarietà. Senso di appartenenza ad una comunità. E mai come oggi lo avvertiamo così forte. Insieme ce la faremo. Continuiamo a resistere”.

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