Medici in prima linea

Coronavirus, la storia della dottoressa catapultata nell’emergenza a soli 27 anni L’INTERVISTA

Il racconto di Elena Bellazzi, 27 anni, di Caprino Bergamasco.

Coronavirus, la storia della dottoressa catapultata nell’emergenza a soli 27 anni L’INTERVISTA
Valle San Martino, 07 Giugno 2020 ore 10:08

Si è ritrovata catapultata al fronte, in piena pandemia, a soli 27 anni, per sostituire un collega deceduto proprio a causa del Coronavirus. Ha dell’incredibile la storia raccontata dal Giornale di Merate in edicola questa settimana e che riguarda la dottoressa Elena Bellazzi di Caprino Bergamasco, laureata in in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia lo scorso luglio.

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Contro il Coronavirus a soli 27 anni

Un battesimo di fuoco per la professionista, che al primo impiego ufficiale, il 26 marzo, si è trovata a dover affrontare una situazione di emergenza, affiancata dalla collega dottoressa Adele Tasca, per sostituire il dottor Mario Giovita che dieci giorni prima era stato stroncato dal virus.  «A marzo l’Ordine dei medici ha fatto un appello ai neoabilitati alla professione per rendersi disponibili – ha spiegato la giovane professionista – Ho chiamato l’Ats di Ponte San Pietro e sono stata assegnata come medico sostituto provvisorio a Caprino. Inizialmente non avere una figura di riferimento per il passaggio di consegne è stato difficile, non conoscevo la storia dei pazienti e gestire le questioni burocratiche non è stato semplice. A ciò si è aggiunto il caos della mancanza di dispositivi di protezione, di ossigeno, saturimetri e le difficoltà nel far ricoverare i pazienti».

Oggi la situazione è cambiata

Rispetto all’inizio, oggi sono stati compiuti passi da gigante sia per i trattamenti da somministrare ai malati sia a livello organizzativo. «Importantissime sono state le autopsie eseguite per comprendere meglio la natura sistemica dell’infezione – ha proseguito – È un virus nuovo e nessuno poteva prevedere le conseguenze che avrebbe avuto. Fondamentale è la terapia nelle fasi iniziali a casa, con eparina e idrossiclorochina (il cui uso è stato però sospeso dall’Aifa). Per avere risultati è necessario valutare caso per caso e adattare la terapia. Agli inizi avevo pazienti con saturazioni assurde e improbabili, che passavano improvvisamente dal 98 per cento al 77 per cento. Ora è diverso e anche i pazienti sono più attenti, hanno imparato a riconoscere i sintomi. Inoltre, ci sono le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale), con medici che su segnalazione visitano a domicilio, anche se in numero limitato. Ciò che ora preoccupa è lo shock a livello psicologico: ci sono malati cronici che per timore non si vogliono recare in ospedale per le cure necessarie».

L’aiuto da parte dei volontari

In questi mesi di paura e dolore, Caprino ha riscoperto però il valore dei volontari e dell’aiuto comune. «Voglio ringraziare il sindaco Davide Poletti per la collaborazione – ha concluso la dottoressa –  le associazioni tra cui Prinoca per la consegna di ricette e farmaci; la Scuderia Ferrari Club; la Farmacia Lozza che si è prodigata per fornire ossigeno e il Soccorso Cisanese, realtà fondamentale, che ci ha donato mascherine, camici e ha sanifico i nostri veicoli con la macchina a ozono. C’è stata un’enorme collaborazione tra le varie realtà per provare a risolvere insieme ogni tipo di problematica. Adesso non bisogna abbassare la guardia e dimenticare ciò che è stato».

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