BORGO ABBANDONATO

Alla scoperta del suggestivo Borgo del Canto FOTO

Una contrada medievale abbandonata tra i paesi di Pontida e Sotto il Monte.

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Sul Monte Canto, tra Pontida e Sotto il Monte, c'è una contrada abbandonata che risponde al nome di Borgo del Canto: un piccolo agglomerato di ruderi ricchi di storia e mistero.

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Borgo del Canto: storia

Nei boschi tra Sotto il Monte e Pontida, a metà strada tra l'abbazia di Sant'Egidio e il monastero di San Giacomo, ci sono dei ruderi che trasudano storia da ogni pietra: si tratta del Borgo del Canto, piccola contrada medievale del 1300, oggi completamente abbandonata. Il borgo, oltre a essere strada di passaggio per i pellegrini, è stato anche a lungo conteso tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano e grazie a questa particolare condizione ha goduto di privilegi. Formato da case tipicamente contadine, è diventato autonomo dal punto di vista religioso grazie alla costruzione della Chiesa di Santa Barbara, che ancora oggi spicca sulla vetta del Monte Canto.

Fino agli anni Cinquanta del Novecento erano presenti una 60ina di abitanti, dopodichè la gente ha iniziato gradualmente a spostarsi verso i centri lavorativi e la contrada è rimasta abbandonata al suo destino. Nel 2003 la Regione Lombardia ha acquistato per un milione di euro il borgo e l'ha inserito in un progetto di riqualificazione. Non senza incomprensioni, più di un decennio dopo, tra il 2014 e il 205, le costruzioni del centro abitato sono state messe in sicurezza tramite l'installazione di reti di contenimento. Oggi, nonostante il Borgo del Canto sia disabitato, è possibile passeggiare tra i suoi ruderi, immergendosi nella natura e nella storia del territorio.

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Don Virgilio Galizzi

Tra le storie più interessanti legate al Borgo del Canto c'è sicuramente quella di don Virgilio Galizzi. Nato a Leffe il 22 novembre 1886 e morto a Pontida il 29 dicembre 1952, don Galizzi è considerato un prete guaritore ed esorcista. Alla sua figura, come ben spiega Mirko Trabucchi nel libro "Dove muore il giorno", sono legati numerosi aneddoti che raccontano le sue particolari doti. Inviato nei primi decenni del Novecento a presiedere la piccola contrada, prese dimora in una canonica a ridosso della piccola chiesa di Santa Barbara e condivise con i suoi paesani le fatiche quotidiane della vita contadina. Di carattere agguerrito e deciso, talvolta scendeva in paese a Pontida per convincere il sindaco a costruire una strada che facesse uscire il borgo dall'isolamento e per reclamare la stesura della linea elettrica.

Sono molte le testimonianze che descrivono le doti di don Galizzi, la più conosciuta ha come protagonisti dei soldati tedeschi.

Si racconta che in una mattinata del 1943 degli ufficiali fossero saliti sul monte per prelevare il religioso per interrogarlo con l’accusa di aver dato rifugio a dei prigionieri greci e slavi fuggiti dal campo di concentramento di Lallio. Dopo essersi incamminato con la pattuglia in direzione del paese, all’altezza della cascina di San Bartolomeo il prete disse ai soldati che lui sarebbe tornato verso casa sua mentre loro sarebbero rimasti fermi lì. Gli ufficiali, trattenuti da una forza invisibile, restarono immobili e pietrificati, sino a quando il religioso, che ormai era risalito dal sentiero per tornare alla sua dimora, disse loro di andarsene. Gli uomini, in preda al panico, scapparono e non si fecero mai più vedere.

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Ol Paolì del Cat

Simbolo di una generazione attaccata alla propria terra, Paolo Panzeri, conosciuto da tutti come "Ol Paolì del Cat", è stato l'ultimo abitante del Borgo del Canto. Morto all'età di 87 anni nel dicembre 2001, è salito giovanissimo sul monte all'inizio dello scorso secolo e non si è mai più mosso, neanche quando a partire dagli anni Cinquanta la contrada ha iniziato  a essere abbandonata da tutti. "La terra è bassa e la schiena dei giovani non vuole più abbassarsi" era la sua spiegazione allo spopolamento. Viveva in una stanza della contrada, restaurata appositamente per lui dall'allora farmacista di Pontida. La sua vita oggi potrebbe apparire ai nostri occhi come un film: niente acqua calda, niente riscaldamento, isolato da tutto e da tutti in mezzo a dei ruderi costruiti secoli fa. Invece lui andava fiero della sua vita e neanche per un secondo ha pensato di scendere in paese in mezzo alla gente per avere più comodità. Neppure quando, ormai anziano, faceva fatica anche solo a muoversi. Le sue giornate seguivano il ritmo della natura: sveglia all'alba, mattinata nei campi e rientro a casa al tramonto. "Ol Paolì" è stato sicuramente un personaggio simbolo della decadenza del borgo: mentre tutto intorno andava in rovina e veniva invaso dalla vegetazione, lui, da solo, resisteva e continuava a vivere come se il tempo si fosse fermato. È morto in silenzio un giorno d'inverno, in solitudine, ma non abbandonato.

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