L'astrofisica

Margherita Hack, gli anni difficili a Merate raccontati nel film Rai

Non una bella figura quella fatta dalla Merate dell'epoca con il suo osservatorio astronomico. Si parla degli anni a cavallo tra il 1954 e il 1963, il periodo in cui Hack lavorò e visse in città

Margherita Hack, gli anni difficili a Merate raccontati nel film Rai
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Anni difficili quelli trascorsi da Margherita Hack a Merate. Non ne fa mistero l'astronama toscana, scomparsa nel 2013 e tra le più celebri nel suo campo in Italia, che lo mise nero su bianco nella sua autobiografia, «Nove vite come i gatti», libro dal quale è tratto «Margherita delle stelle», il film trasmesso in prima serata su Rai 1 nella serata di martedì 5 marzo.

Margherita Hack, gli anni difficili a Merate raccontati nel film Rai

Non una bella figura quella fatta dalla Merate dell'epoca con il suo osservatorio astronomico. Si parla degli anni a cavallo tra il 1954 e il 1963, il periodo in cui Hack lavorò e visse a Merate.

Lo scenario rappresentato nel film, visto da 4,2 milioni di italiani, è quello di un contesto provinciale particolarmente retrogrado, pregno della cultura maschilista tipica dell’epoca.

Al suo arrivo nell'osservatorio meratese, l'astrofisica toscana, interpretata nel film Rai dall'attrice Cristiana Capotondi, cercò di avere la meglio sul maschilismo dilagante, tipico degli ambiti accademici dell’epoca, facendo valere il suo talento. Le donne erano tutte segretarie, impiegate nell'amministrazione, e avevano gli uffici ai piani inferiori.

Ai piani alti si trovavano solo uomini, ai quali spettavano le cariche apicali dell'osservatorio. Hack subì varie discriminazioni e legò con pochi colleghi nei nove anni di permanenza in città. Alcuni, come si evince dal film, beffeggiavano suo marito, chiamandolo «il moglio».

A creare scandalo furono anche i suoi atteggiamenti al di fuori delle mura dell’osservatorio.

Lo spiega anche Stefano Covino, ricercatore astrofisico in forze al distaccamento meratese dell’Inaf di Brera, del quale è dirigente. «Non è un mistero, come raccontato nel film, che Hack non si trovò bene a Merate - ha commentato Covino - Del resto, lo aveva scritto anni fa nella sua autobiografia e non ci sono ragioni per non crederle. C’è da dire, però, che si sentiva stretta in un contesto tipicamene provinciale come poteva essere quello della Merate dell’epoca. Amava lo sport ed era solita fare jogging in tuta. Questa abitudine, che oggi passa del tutto inosservata, creava scandalo nella società meratese di allora».

Merate stava stretta a Margherita Hack, proveniente da città culturalmente più evolute come Firenze e Milano, tanto che nel film viene più volte mostrato come l’astrofisica si confrontò spesso con il marito per andarsene. «L’ambiente con ogni probabilità le tarpava le ali - ha proseguito il ricercatore meratese - All’epoca gli osservatori erano reami privati dei loro direttori. Non dimentichiamoci che siamo ancora nel dopoguerra e molti accademici non avevano abbandonato la loro fedeltà al regime fascista, mentre Hack era notoriamente di sinistra. Quella di Merate era sicuramente una società bacchettona, anche se è noto che Hack non era la persona più accomodante del pianeta».

Scontato affermare, ha concluso il ricercatore, che se Hack avesse lavorato per l’osservatorio meratese di questi tempi avrebbe trovato un clima completamente diverso.

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