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Decreto antifrode, i costruttori lecchesi: "Le imprese serie sono penalizzate"

“Come spesso accade in Italia, quando ci si accorge che qualcuno fa il furbo, risulta più facile penalizzare tutti che scovare e punire i colpevoli”

Decreto antifrode, i costruttori lecchesi: "Le imprese serie sono penalizzate"
Attualità Meratese, 23 Novembre 2021 ore 15:56

“Come spesso accade in Italia, quando ci si accorge che qualcuno fa il furbo, risulta più facile penalizzare tutti che scovare e punire i colpevoli”.  Ad affermarlo è il presidente di ANCE Lecco Sondrio Sergio Piazza, che contesta con forza il Decreto Antifrode, non negli obiettivi, ma nella sostanza.

Decreto antifrode, i costruttori lecchesi: "Le imprese serie sono penalizzate"

Stiamo ricevendo negli ultimi giorni sempre più segnalazioni da parte di imprese associate che lamentano la situazione di incertezza venutasi a creare a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Antifrode, con riferimento ai lavori già in parte o del tutto eseguiti. - continua  il presidente di ANCE Lecco Sondrio - Per questi lavori diviene ora necessario, al fine di poter cedere il credito o concedere lo sconto in fattura, raccogliere le attestazioni dei tecnici circa la congruità dei prezzi ed il visto di conformità, obblighi precedentemente previsti solo per il Superbonus 110% ed ora imposti anche ai bonus edilizi “minori” in caso d’opzione per la cessione del credito o dello sconto in fattura. A complicare ulteriormente la situazione è l’introduzione, ai fini dell’asseverazione della congruità dei costi, del riferimento a valori massimi anche per talune categorie di beni, che saranno stabili con apposito decreto del MITE (sia per i Superbonus 110% che per tutti gli altri bonus edilizi cedibili ai sensi dell’art.121 DL 34/2020), da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del DL. Questo fa sì che i tecnici asseveratori debbano attendere l’uscita del decreto MITE prima di poter procedere ad asseverare la congruità dei prezzi praticati”. 

Il risultato - sottolinea ancora Piazza - è che le imprese non potranno inviare la comunicazione di cessione del credito/sconto in fattura, e quindi non potranno incassare le somme dei lavori eseguiti, prima di qualche mese, con grave danno per la loro situazione di liquidità”.

Ora, ci domandiamo perché si debbano introdurre misure che vanno a penalizzare tutte le imprese e non si studiano provvedimenti tesi a colpire solo i disonesti. - conclude Piazza - Ma, soprattutto, perché si ridefiniscano le regole del gioco quando la partita è ancora in corso e le squadre sono in campo. Se si intende porre un rimedio ai comportamenti di qualche “furbetto”, lo si faccia senza generalizzare e senza ricorrere a misure retroattive. Ci auguriamo che Governo e Parlamento intervengano per risolvere nel concreto queste problematiche, che rischiano di creare gravi crisi di liquidità alle imprese edili che hanno sempre agito sul mercato con correttezza”.

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